Il particolarismo - che nel caso catalano è secolare, torna con forza a manifestarsi in europa.
Dopo il rerendum secessionista fra le contee del Regno unito ( dalla figura del monarca, come in Spagna e in Italia, per l'appunto all'italiana ), giunge al "redde rationem" referendario l'aspirazione della Catalogna di costituirsi in Stato autonomo ed affrancarsi dalla preminenza castigliana.
Il governo madrileno ha dichiarato illegale il referendum e, a stretti termini giuridici, ha ragione, ma, su base giudiziaria, una rivoluzione non si è mai fatta.
L'Italia non fa testo neanche in questo, anche se " mani pulite" è stato un lavacro effettuato sulla base di influenze esteriori, cogliendo di sorpresa i ladri, tranquilli nella prassi dell'impunità, che si erano attardati negli adusati riti, senza investigare i mutati orizzonti creatisi dopo la fine del comunismo e dell'equilibrio...anche minutamente spartitorio.
Comunque, la Spagna implode, portando alla ribalta le sue contraddizioni storiche ed etniche. Il puzzle lacunoso rischia di frantumarsi.
I Catalani, numerosi e rappresentativi non hanno avuto bisogno della guerra terroristica dell'ETA, per promuovere il piccolo separatismo basco.
La secessione forse avverrà ad onta e nonostante il probabile default ed esclusione dall'Unione europea del neo Stato, che comunque ridisegnerebbe, per conseguenza, anche la già periclitante ( anche e soprattutto per la corruzione del governo ) pig's collocation dell'atuale configurazione geografica e politica iberica.
Arriba Espana, il folcloristico adagio nazionale viene comunque messo clamorosamente in mora dalla volontà di separarsi e far razza per conto proprio di una congerie di singolarità che il globalismo non ha spento, come avrebbe voluto, che reclamano la loro identità.
Quanto il sentimento popolare sia strumentale ad interessi alieni, endogeni ed esogeni, si comincerà ad apprezzare subito dopo lo strappo eventuale e comincerà la corsa ad accaparrarsi i favori della nuova nomenclatura, con la solita corsia preferenziale per i maggiorenti, gli opportunisti più attrezzati e, in misura vicaria, i loro clientes.
Addio bienvenidos, d'ora in avanti solo benvinguts!
Anche in Italia le aspirazioni secessioniste delal Lega bossiana si sono rattrappite nel nazionalismo regionalistico di Salvini: è la solita declinazione compromissoria del costume nazionale che ha sempre e solo salvaguardato i potentati, le mafie che ne discendono e la mediocrità dei servi, infimi clientes.
opinioni, letteratura, economia, diritto, critica, filosofia, arte, politica, natura, viaggi, società, umanità. Vecchio blog: http://logosiatreus.blogspot.it/
sabato 30 settembre 2017
venerdì 29 settembre 2017
La finzione democratica e le sue accentuazioni.
Le amministrazioni reazionarie statunitensi si servono, come si sono sempre servite, delle falsificazioni più marchiane ed hanno provocato spesso i "casus belli".
Poteva differenziarsi Donald Trump, che come tutti i "vincenti" ha costruito la sua fortuna elettorale sulle falsificazioni ed intrusioni concordate con sodali d'affari, ma avversari politici, per spostare a suo vantaggio una contesa che sembrava segnata a suo sfavore?
Tutt'altro che sì, anzi il disgustoso atteggiamento ha preso le fattezze del pretesto aziendale per piegare artatamente le norme ai propri fini.
A quanto vien detto, a Cuba, dove Obama e Raul Castro, con l'intermediazione di Francesco I, avevano riallacciato le relazioni diplomatiche, sono stati effettuati attentati acustici menomanti sul personale dell'ambasciata nord americana e, di conseguenza, quasi tutto l'organico è stato ritirato e ridotta la rappresentanza al solo "personale strategico", leggasi spionistico.
Anche i cittadini e turisti statunitensi non otterranno più il visto per recarsi a Cuba, per salvaguardarli dalla sordità.
Come se gli allarmi aziendali non suonaseero spesso con decibel dilanianti, ogni due per tre.
Una scusa imposta con l'autoreferenzialità di chi vuole far abortire un riavvicinamento diplomatico fra due Stati continentali, divisi da una guerra nella quale gli Stati Uniti, come in Vietnam, non sono riusciti a venire a capo.
Una forma ulteriore di volgarità e di prepotenza , in spregio ad un principio di uguaglianza, seppure formale, che rafforza il pensiero scettico e contrario di Fidel Castro, negli ultimi mesi prima della morte.
I trumpiani si sono comportati come una consorteria aziendale, secondo i limiti culturali del Presidente, rimarcando però una condotta fatta solo di esclusivi vantaggi e contraria a qualsiasi forma di dialogo che non contempli la stretta subordinazione alla proprietà.
I termini della democrazia e della sua negazione restano irriformabili e convivono in una finzione nella quale l'egosimo insensibile ed ignorante ha continuamente la meglio sul riconosciemnto della pari dignità delle alterità storiche e sociologiche.
Poteva differenziarsi Donald Trump, che come tutti i "vincenti" ha costruito la sua fortuna elettorale sulle falsificazioni ed intrusioni concordate con sodali d'affari, ma avversari politici, per spostare a suo vantaggio una contesa che sembrava segnata a suo sfavore?
Tutt'altro che sì, anzi il disgustoso atteggiamento ha preso le fattezze del pretesto aziendale per piegare artatamente le norme ai propri fini.
A quanto vien detto, a Cuba, dove Obama e Raul Castro, con l'intermediazione di Francesco I, avevano riallacciato le relazioni diplomatiche, sono stati effettuati attentati acustici menomanti sul personale dell'ambasciata nord americana e, di conseguenza, quasi tutto l'organico è stato ritirato e ridotta la rappresentanza al solo "personale strategico", leggasi spionistico.
Anche i cittadini e turisti statunitensi non otterranno più il visto per recarsi a Cuba, per salvaguardarli dalla sordità.
Come se gli allarmi aziendali non suonaseero spesso con decibel dilanianti, ogni due per tre.
Una scusa imposta con l'autoreferenzialità di chi vuole far abortire un riavvicinamento diplomatico fra due Stati continentali, divisi da una guerra nella quale gli Stati Uniti, come in Vietnam, non sono riusciti a venire a capo.
Una forma ulteriore di volgarità e di prepotenza , in spregio ad un principio di uguaglianza, seppure formale, che rafforza il pensiero scettico e contrario di Fidel Castro, negli ultimi mesi prima della morte.
I trumpiani si sono comportati come una consorteria aziendale, secondo i limiti culturali del Presidente, rimarcando però una condotta fatta solo di esclusivi vantaggi e contraria a qualsiasi forma di dialogo che non contempli la stretta subordinazione alla proprietà.
I termini della democrazia e della sua negazione restano irriformabili e convivono in una finzione nella quale l'egosimo insensibile ed ignorante ha continuamente la meglio sul riconosciemnto della pari dignità delle alterità storiche e sociologiche.
giovedì 28 settembre 2017
Mediocrità appropiatrice.
Non c'è tregua nella fagocitosi della più scadente classe politica che la Repubblica abbia mai conosciuta.
I peones sono assurti al potere quando la burocrazia europea ne aveva espropriato i suoi membri più indebitati, perché più corrotti.
Possono infine soddisfare la facoltà piena di salassare le finanze pubbliche, di stringere patti leonini con la grande industra privata e con la finanza sostitutiva dell'apparato piccolo e medio, distrutto dalle banche.
Chiamare Pierferdinado Casini a presiedere una commussione di vigilanza che aveva poco prima criticato, è la dimostrazione dell'assunto.
Il politico di professione ( non ha mai fatto altro ) ha almeno due macroscopici conflitti d'interesse: la Banca di Bologna e Carisbo.
E' scontato che approfitterà della carica elargitagli in cambio di una spazzolata sul tavolo delle connessioni malmentose alla base delle bancarotte, prima coperte per fini personali e clientelari, per aumentare la sua intrusione ed influenza in un sistema fondante nel bene ( scarso ) e nel male.
Di concerto, la scoperta della politicizzazione della magistratura o almeno di una sua parte ( divide et impera ), equipara ed amplifica democraticamente l'ideologia berlusconiana sulla quale si era accanita quella parte, orizzontalmente affamata, quando era all'opposizione.
D'altra parte, l'ex Cavaliere torna in campo, a ottant'anni, per l'ultima salvaguardia delle sue aziende sponsorizzate da Bettino Craxi.
Mentre l'Europa ci ricorda ogni giorno lo stato in cui versano le nostre risorse - alienate per la spesa distributiva, con parcella per i distributori, costoro si compattano per l'ultimo potere criminale rimasto loro e lasciano alla popolazione l'onere esclusivo di sopportare le restrizioni ed il mutamento sociologico della nazione.
I peones sono assurti al potere quando la burocrazia europea ne aveva espropriato i suoi membri più indebitati, perché più corrotti.
Possono infine soddisfare la facoltà piena di salassare le finanze pubbliche, di stringere patti leonini con la grande industra privata e con la finanza sostitutiva dell'apparato piccolo e medio, distrutto dalle banche.
Chiamare Pierferdinado Casini a presiedere una commussione di vigilanza che aveva poco prima criticato, è la dimostrazione dell'assunto.
Il politico di professione ( non ha mai fatto altro ) ha almeno due macroscopici conflitti d'interesse: la Banca di Bologna e Carisbo.
E' scontato che approfitterà della carica elargitagli in cambio di una spazzolata sul tavolo delle connessioni malmentose alla base delle bancarotte, prima coperte per fini personali e clientelari, per aumentare la sua intrusione ed influenza in un sistema fondante nel bene ( scarso ) e nel male.
Di concerto, la scoperta della politicizzazione della magistratura o almeno di una sua parte ( divide et impera ), equipara ed amplifica democraticamente l'ideologia berlusconiana sulla quale si era accanita quella parte, orizzontalmente affamata, quando era all'opposizione.
D'altra parte, l'ex Cavaliere torna in campo, a ottant'anni, per l'ultima salvaguardia delle sue aziende sponsorizzate da Bettino Craxi.
Mentre l'Europa ci ricorda ogni giorno lo stato in cui versano le nostre risorse - alienate per la spesa distributiva, con parcella per i distributori, costoro si compattano per l'ultimo potere criminale rimasto loro e lasciano alla popolazione l'onere esclusivo di sopportare le restrizioni ed il mutamento sociologico della nazione.
sabato 23 settembre 2017
Il contagio dell'alienazione.
Lo stillicidio quotidiano di violenze sessuali, pur costituendo una preferenza giornalistica di gran cassa mediatica, ha una cadenza ed un'estemporaneità, pur non ignote, ma sconcertanti.
Insieme agli omicidi in senso fisico, ne vengono riportati altri, mirati alla psiche, da lasciare lacerata e deformata su chi ne è vittima.
L'educatore operante a Bologna, con il suo post su facebook, ha solo espresso un'opinione che credeva neutra e che si fondava su di un'ignoranza ...madre di tutte le cattiverie, sia che si esprima dal basso, sia che discenda dall'alto.
La violentata, dopo aver messo a partito il pisello, si calma...Ed è propri in quella fase di rassegnazione che l'inconscio immagazzina il trauma che poi elaborerà.
E' possibile che, dopo i soccorsi e le cure, nell'immediatezza del sopruso patito, la destrutturazione dell'anima non sia ancora presente alla coscienza, che sembra intonsa, dopo un evento così umiliante ed estraniante. Si, estraniante dall'umanità.
Sarà di lì a breve, tempo pochi mesi, che si manifesteranno paure, interruzione delle relazioni sociali, l'avvertita impossibilità di intrattenere rapporti sentimentali, una chiusura nei confronti del sesso.
Si cominerà a non uscire più di casa, a temere il fantasma o i fantasmi che si sono materializzati quella notte, in quella corcostanza, si altererà la percezione della realtà per coniugarla solo nella banalità del male assunto a criterio interpretativo.
In questo risiede la differenza fra chi ha subito un'offesa così radicale e chi ne discetta solamente, anche al dichiarato fine di portare solidarietà e tardivo soccorso, quando ormai la persona oltraggiata non ha più fiducia nelal comprensione umana e sente di essere manipolata, a torto o a ragione, da una sollecitudine, ma anche un'invadenza non risanatrice, non risarcitoria, carente anche di comprensione.
Per questo riflesso, che si manifesta subito dopo il fatto e che resta costante per tutta la vita, le vittime si chiudono, non parlano, non credono di poter ottenere una punizione rassicurante dal sistema giudiziario e una solidarietà partecipe ed accogliente, senza pregiudizi, del sentimento sociale e anche amicale, almeno in termini superficiali.
Sanno che, come è potuto avvenire, così costituirà sensazione di compiacimento e di orgoglio nei suoi aguzzini e che i loro sentimenti saranno nascostamente condivisi dalla platea potenziale della sua mortificazione.
Da questo la necessità di fuggire dal mondo, interrompendo e compromettendo ogni progetto di vita e di evoluzione personale.
Limiti indotti che la società reale, quella organizzata non perdonerà, relegando le menomate in ruoli, in senso lato, conformi allo stato ignobilmente provocato.
Anche in questo, la vittima individuerà i caratteri della violenza estesa.
Al di là della retorica di maniera, l'abusata e l'abusato bambino restano irrimediabilmente sconfitti e la loro vità mutilata, ridotta a sofferenza ed a disturbi psichici, come ha voluto, neppur tanto e forse affatto inconsapevolmente, chi l'ha provocata.
Chi compie questi gesti è in preda all'odio, un odio coltivato; gli ormoni ne sono solo il propellente.
La pena, spesso non comminata o inflitta in termini blandi - soprattutto se si tratta di giovani di famiglie agiate -, come se avessero il diritto di curare il proprio futuro, dopo aver indifferentemente compromesso quello di un'altra, raramente ignota, persona.
Oltre all'occasionalità bestiale, che normalmente viene identificata in breve tempo, c'è sotterraneo e spesso quotidiano o prolungato, l'abuso amicale, famigliare e parentale, ancillare e lavorativo.
La nobiltà e bellezza dei termini si traduce in una paratia, in un mascheramento, in una relegazione della quale non si deve dare visione all'esterno, nella quale si sarebbe certamente coinvolti/e nel venir meno dell'ipocrisia sociale ed ambientale, nella quale si sperimenterebbe la natura strumentale degli istituti, che, in termini affettivi e sentimentali, possono e devono sussistere come incontro sentimentale e identificatorio o/e come progetto, che non ha bisogno, in assoluto, di istituzionalizzazioni.
Lo stillicidio quotidiano - si diceva - di cronache repellenti, pornografiche, ma coltivate in forme dissimulate da persone di ogni età e condizione, appartiene ad una forma specifica di violenza endemica, etologica, nella quale si dimostra che la bontà della natura è una falsità dominatrice.
Per questo, chi se ne frega di chi è dominato, escluso, emarginato e relegato?
Una percentuale mai volutamente investigata, mai volutamente assistita, nessun apprezzamento per chi ha subito e subisce, anzichè per chi pratica violenza.
Emblema specifico, ma estendibile.
In fondo, una pratica normale, scontata ed attesa ed anche uno strumento di punizione delle predestinate e devianti indifesi, da parte dei deviati.
Come le morti inutili, come il sacrificio - per noi umani ritualmente immolatorio - gli scarti prodotti continueranno ad affastellarsi.
Non sono una novità e nessuna norma li impedirà.
L'insignificante esecrazione della colpa confonderà le acque, perché sarà ed è un giudizio di maniera, apparentemente da tutti condiviso, mentre le violenze continuano.
Non si tratta di violenze aliene.
Insieme agli omicidi in senso fisico, ne vengono riportati altri, mirati alla psiche, da lasciare lacerata e deformata su chi ne è vittima.
L'educatore operante a Bologna, con il suo post su facebook, ha solo espresso un'opinione che credeva neutra e che si fondava su di un'ignoranza ...madre di tutte le cattiverie, sia che si esprima dal basso, sia che discenda dall'alto.
La violentata, dopo aver messo a partito il pisello, si calma...Ed è propri in quella fase di rassegnazione che l'inconscio immagazzina il trauma che poi elaborerà.
E' possibile che, dopo i soccorsi e le cure, nell'immediatezza del sopruso patito, la destrutturazione dell'anima non sia ancora presente alla coscienza, che sembra intonsa, dopo un evento così umiliante ed estraniante. Si, estraniante dall'umanità.
Sarà di lì a breve, tempo pochi mesi, che si manifesteranno paure, interruzione delle relazioni sociali, l'avvertita impossibilità di intrattenere rapporti sentimentali, una chiusura nei confronti del sesso.
Si cominerà a non uscire più di casa, a temere il fantasma o i fantasmi che si sono materializzati quella notte, in quella corcostanza, si altererà la percezione della realtà per coniugarla solo nella banalità del male assunto a criterio interpretativo.
In questo risiede la differenza fra chi ha subito un'offesa così radicale e chi ne discetta solamente, anche al dichiarato fine di portare solidarietà e tardivo soccorso, quando ormai la persona oltraggiata non ha più fiducia nelal comprensione umana e sente di essere manipolata, a torto o a ragione, da una sollecitudine, ma anche un'invadenza non risanatrice, non risarcitoria, carente anche di comprensione.
Per questo riflesso, che si manifesta subito dopo il fatto e che resta costante per tutta la vita, le vittime si chiudono, non parlano, non credono di poter ottenere una punizione rassicurante dal sistema giudiziario e una solidarietà partecipe ed accogliente, senza pregiudizi, del sentimento sociale e anche amicale, almeno in termini superficiali.
Sanno che, come è potuto avvenire, così costituirà sensazione di compiacimento e di orgoglio nei suoi aguzzini e che i loro sentimenti saranno nascostamente condivisi dalla platea potenziale della sua mortificazione.
Da questo la necessità di fuggire dal mondo, interrompendo e compromettendo ogni progetto di vita e di evoluzione personale.
Limiti indotti che la società reale, quella organizzata non perdonerà, relegando le menomate in ruoli, in senso lato, conformi allo stato ignobilmente provocato.
Anche in questo, la vittima individuerà i caratteri della violenza estesa.
Al di là della retorica di maniera, l'abusata e l'abusato bambino restano irrimediabilmente sconfitti e la loro vità mutilata, ridotta a sofferenza ed a disturbi psichici, come ha voluto, neppur tanto e forse affatto inconsapevolmente, chi l'ha provocata.
Chi compie questi gesti è in preda all'odio, un odio coltivato; gli ormoni ne sono solo il propellente.
La pena, spesso non comminata o inflitta in termini blandi - soprattutto se si tratta di giovani di famiglie agiate -, come se avessero il diritto di curare il proprio futuro, dopo aver indifferentemente compromesso quello di un'altra, raramente ignota, persona.
Oltre all'occasionalità bestiale, che normalmente viene identificata in breve tempo, c'è sotterraneo e spesso quotidiano o prolungato, l'abuso amicale, famigliare e parentale, ancillare e lavorativo.
La nobiltà e bellezza dei termini si traduce in una paratia, in un mascheramento, in una relegazione della quale non si deve dare visione all'esterno, nella quale si sarebbe certamente coinvolti/e nel venir meno dell'ipocrisia sociale ed ambientale, nella quale si sperimenterebbe la natura strumentale degli istituti, che, in termini affettivi e sentimentali, possono e devono sussistere come incontro sentimentale e identificatorio o/e come progetto, che non ha bisogno, in assoluto, di istituzionalizzazioni.
Lo stillicidio quotidiano - si diceva - di cronache repellenti, pornografiche, ma coltivate in forme dissimulate da persone di ogni età e condizione, appartiene ad una forma specifica di violenza endemica, etologica, nella quale si dimostra che la bontà della natura è una falsità dominatrice.
Per questo, chi se ne frega di chi è dominato, escluso, emarginato e relegato?
Una percentuale mai volutamente investigata, mai volutamente assistita, nessun apprezzamento per chi ha subito e subisce, anzichè per chi pratica violenza.
Emblema specifico, ma estendibile.
In fondo, una pratica normale, scontata ed attesa ed anche uno strumento di punizione delle predestinate e devianti indifesi, da parte dei deviati.
Come le morti inutili, come il sacrificio - per noi umani ritualmente immolatorio - gli scarti prodotti continueranno ad affastellarsi.
Non sono una novità e nessuna norma li impedirà.
L'insignificante esecrazione della colpa confonderà le acque, perché sarà ed è un giudizio di maniera, apparentemente da tutti condiviso, mentre le violenze continuano.
Non si tratta di violenze aliene.
martedì 19 settembre 2017
Lo stupro quotidiano.
Le analisi sociologiche, psicologiche sono importanti solo se non sostituiscono i fatti nella percezione dei lettori, di coloro che sono chiamati ad una mediocre esegesi, alla luce di convincimenti indotti fin dalla prima infanzia, come quelli di uno stupro in potenza, da subire o da infliggere.
Sfugge ai più lo stupro quotidiano che si consuma sulle coscienze fin dai primi anni di vita, nei quali sono già presenti gli stigmi della morale di classe - nei due sensi - e quindi di ambiente e di prospettive.
Lo stupro si concretizza nelle dinamiche apparenti di gruppi omogenei oppure omogeneizzati, nei confronti dei diversi, di coloro che si disprezzano e che si vogliono emarginare ed espellere.
Lo stupro, una sorta di pedofilia ritardata non si consuma più materialmente, l'annichilimento dell'alieno, per questo aggredibile dal branco non riconosciuto, anzi tutelato, avviene ogni volta che l'assuefazione non sia più sopportata, se vengono meno i precedenti attestati di fedeltà, se il controllo a distanza, informatizzato, di un'organizzazione speculativamente orientata solo al profitto dell'unico azionista noto, rileva scostamenti non documentati in qualsiasi specie pretestuosamente aggredibile.
E' la ritorsione squadristica verso chi, dopo anni di collaborazione aprioristica, trova nella sua mutata configurazione familiare e, quindi, personale, gli elementi insostenibili di una prassi che se ne frega di tutto quanto non è funzionale al suo tornaconto e minaccia, perorandolo, il getto della spugna.
L'incentivazione minacciosa alle dimissioni, essendo difficoltoso il licenziare, se il candidato si difende.
Fino ad allora, la percezione del proprio ruolo, all'interno del modello era stata diversa: poi si è dovuto dire la propria ed ecco la reazione predisposta, il costume aggressivo e artefatto, che non conoscerà requie neanche dopo sbugiardanti sentenze della magistartura, ma si prolungherà, fra cavilli e ricorsi, all'infinito, a ribadire un vetero costume di provincia e di sfruttamento, per di più presuntuoso.
La modernità, tante volte invocata, non alligna nelle mercantili pretese dei capitalisti e dei loro stipendiati, secondo escludenti criteri clientelari, che, ovviamente, negano.
Memento negare semper, anche l'evidenza.
Sono cose nostre, l'analisi degli esclusi è vana. sterile.
O con noi, alle nostre condizioni oppure fuori o ai margini.
Meglio se fuori e, ad onta della meschinità riduttiva dei salari, a fronte di pretese fuori dalle norme, si ricorre anche contro chi li aveva sconfessati, alla ricerca di un altro pretesto, l'ennesimo, per riprendere il filo dell'abuso e indurre patologie psichiatriche nelle vittime.
Nonostante questo, si mettono in campo sperimentazioni psicologiche, ad uso del padrone e si propongono consulenti anziani che hanno riciclato la loro esperienza pratica in consigli per essere sempre più plagiati nel contesto dello sfruttamento.
La stessa tipologia umana dei primi manager ideologici, in parte pensionati dell'industria, in gran parte costituiti da improvvisati predicatori.
Si trovavano a Milano periodicamente per dividersi i guadagni.
Contestualmente vennero i tagliatori di teste all'interno delle aziende, capi del personale con budget sulle decapitazioni, con il supporto di vecchi arnesi dell'ispettorato informale.
L'analisi di Karl Marx, a centocinquant'anni dalla sua faticosa pubblicazione, non è mai stata più attuale, anzi, è destinata a rinascere come un mito salvifico, ogni volta che il capitale autoriproducentesi e la destra politica, anche nella sua versione plebea, si erge in sua difesa, per lucrare per sé posizioni di rendita.
Come la mafia al sud, sia nelle sue espressioni storiche, sie nelle proposizioni attuali.
Insomma, storie ricorrenti di violenze e congiure meccaniche, ad escludendum, fra congiurati di carriera e substrato clientelare strettissimo.
Se così non fosse, l'isolamento di coloro che sono stati messi in difficoltà non sussisterebbe.
Fra stupratori e stuprati la veste è cangiante, ma la sorte inflitta è la spada di Damocle di ciascuno perché vi sarà sempre una coesione riflessa, i cui presupposti esistono, ma sono celati, contro chi sconfina.
Non esiste in questi contesti una tutela che non sia di testimonianza e non debba adattarsi a perorazioni private: la negazione del senso di appartenenza ad una classe e ad una condizione vicaria.
Se l'unica aspirazione è di essere cooptati, anche in ruoli non inquadrabili, senza attribuzioni e responsabilità, se si è disposti a tutto in queste more, a ranghi ridotti e dispersi, la contrapposizione è impossibile e lo stupro quotidiano continuerà, per queste ragioni, a prodursi.
Sfugge ai più lo stupro quotidiano che si consuma sulle coscienze fin dai primi anni di vita, nei quali sono già presenti gli stigmi della morale di classe - nei due sensi - e quindi di ambiente e di prospettive.
Lo stupro si concretizza nelle dinamiche apparenti di gruppi omogenei oppure omogeneizzati, nei confronti dei diversi, di coloro che si disprezzano e che si vogliono emarginare ed espellere.
Lo stupro, una sorta di pedofilia ritardata non si consuma più materialmente, l'annichilimento dell'alieno, per questo aggredibile dal branco non riconosciuto, anzi tutelato, avviene ogni volta che l'assuefazione non sia più sopportata, se vengono meno i precedenti attestati di fedeltà, se il controllo a distanza, informatizzato, di un'organizzazione speculativamente orientata solo al profitto dell'unico azionista noto, rileva scostamenti non documentati in qualsiasi specie pretestuosamente aggredibile.
E' la ritorsione squadristica verso chi, dopo anni di collaborazione aprioristica, trova nella sua mutata configurazione familiare e, quindi, personale, gli elementi insostenibili di una prassi che se ne frega di tutto quanto non è funzionale al suo tornaconto e minaccia, perorandolo, il getto della spugna.
L'incentivazione minacciosa alle dimissioni, essendo difficoltoso il licenziare, se il candidato si difende.
Fino ad allora, la percezione del proprio ruolo, all'interno del modello era stata diversa: poi si è dovuto dire la propria ed ecco la reazione predisposta, il costume aggressivo e artefatto, che non conoscerà requie neanche dopo sbugiardanti sentenze della magistartura, ma si prolungherà, fra cavilli e ricorsi, all'infinito, a ribadire un vetero costume di provincia e di sfruttamento, per di più presuntuoso.
La modernità, tante volte invocata, non alligna nelle mercantili pretese dei capitalisti e dei loro stipendiati, secondo escludenti criteri clientelari, che, ovviamente, negano.
Memento negare semper, anche l'evidenza.
Sono cose nostre, l'analisi degli esclusi è vana. sterile.
O con noi, alle nostre condizioni oppure fuori o ai margini.
Meglio se fuori e, ad onta della meschinità riduttiva dei salari, a fronte di pretese fuori dalle norme, si ricorre anche contro chi li aveva sconfessati, alla ricerca di un altro pretesto, l'ennesimo, per riprendere il filo dell'abuso e indurre patologie psichiatriche nelle vittime.
Nonostante questo, si mettono in campo sperimentazioni psicologiche, ad uso del padrone e si propongono consulenti anziani che hanno riciclato la loro esperienza pratica in consigli per essere sempre più plagiati nel contesto dello sfruttamento.
La stessa tipologia umana dei primi manager ideologici, in parte pensionati dell'industria, in gran parte costituiti da improvvisati predicatori.
Si trovavano a Milano periodicamente per dividersi i guadagni.
Contestualmente vennero i tagliatori di teste all'interno delle aziende, capi del personale con budget sulle decapitazioni, con il supporto di vecchi arnesi dell'ispettorato informale.
L'analisi di Karl Marx, a centocinquant'anni dalla sua faticosa pubblicazione, non è mai stata più attuale, anzi, è destinata a rinascere come un mito salvifico, ogni volta che il capitale autoriproducentesi e la destra politica, anche nella sua versione plebea, si erge in sua difesa, per lucrare per sé posizioni di rendita.
Come la mafia al sud, sia nelle sue espressioni storiche, sie nelle proposizioni attuali.
Insomma, storie ricorrenti di violenze e congiure meccaniche, ad escludendum, fra congiurati di carriera e substrato clientelare strettissimo.
Se così non fosse, l'isolamento di coloro che sono stati messi in difficoltà non sussisterebbe.
Fra stupratori e stuprati la veste è cangiante, ma la sorte inflitta è la spada di Damocle di ciascuno perché vi sarà sempre una coesione riflessa, i cui presupposti esistono, ma sono celati, contro chi sconfina.
Non esiste in questi contesti una tutela che non sia di testimonianza e non debba adattarsi a perorazioni private: la negazione del senso di appartenenza ad una classe e ad una condizione vicaria.
Se l'unica aspirazione è di essere cooptati, anche in ruoli non inquadrabili, senza attribuzioni e responsabilità, se si è disposti a tutto in queste more, a ranghi ridotti e dispersi, la contrapposizione è impossibile e lo stupro quotidiano continuerà, per queste ragioni, a prodursi.
venerdì 15 settembre 2017
Basta poco per essere occupati.
All'ombra dei dogmi e degli strumenti adattati per certificarli, ogni affermazione apodittica si investe di credibilità comiziesca e passa, come un'allucinazione, sul capo piegato di chi dovrebbe invece confermarla.
Eppure, nonostante l'evidenza, dei fedeli se ne trovano, non, ovviamente, fra coloro che vi leggono la loro irrisione e confermata relegazione nel mondo del precariato e del bisogno.
In questi termini. il P.I.L. e l'occupazione sono cresciuti.
La retorica dei milioni di baionette si è trasformata nel milione di posti di lavoro: un mantra già della destra ed oggi, pari, pari - della sinistra compatibile.
Statisticamente si è tornati sulle stesse percentuali di occupazione del 2008, anno di conflagrazione della crisi, ma la qualità di questo recupero numerico, al netto della rovina di tanta gente che non entra nel computo, come se non fossero trascorsi nove anni in absentia, è completamente diversa.
Tutte le assunzioni odierne sono precarie.
I ventidue milioni di occupati, su sessanta milioni di cittadini, sono la costante storica immutata dell'occupabilità italiana recente e da lì non ci si schioda.
E' anche e soprattutto una stima della sostenibilità sociale, delle famiglie, dei ruoli e degli stati e delle sempre uguali ( al netto delle ricorrenti suggestioni ) potenzialità speranzose.
Rispetto al 2008 ci sono almeno un milione di lavoratori stranieri, extracomunitari, che allora non c'erano od erano in numero molto minore.
Questi fanno statistica, quelli in arrivo sono esuberi a priori delle guerre subito prodotte dalla fine degli equilibri.
Per di più: la leva pubblica, anziché essere superata, si è trasformata in incentivi alle imprese superstiti o trasformate, camaleontizzate, attraverso riassetti finanziari e di scopo, che si sono concretizzati in venti miliardi di euro, stornati dalle tasche pubbliche in quelle private, nonostante che nessuna impresa assuma lavorotori che non le servono, per ricevere un bonus, che non è altro, quindi, per loro, che un ulteriore plusvalore.
Un ulteriore carburante nella macchina dei profitti aziendali.
L'abitudine agli incentivi al privilegio si è rafforzata e non è detto che sia un vantaggio prospettico.
Si stanno invece cancellando e dequalificando tutti i posti di lavoro dipendente a tempo e salario pieno.
Sullo sfondo, lo sfaldamento dei servizi sociali, sanità e istruzione su tutti.
Il mondo cambia, cambiano i lavori.
Questo slogan è pigramente offensivo, dato che quando tutto cambia, perché nulla cambi - cioè sempre - i nuovi lavori sono soltanto i vecchi lavori riorganizzati, nominalmente ridefiniti, concretamente sottopagati, in cifra assoluta o in cifra relativa, in funzione delle ore lavorate e non pagate.
Quindi, i dati generici sull'occupazione, da poco sfornati, non costituiscono affatto il superamento della crisi sociale, uscita dai programmi, bensì, per apparente paradosso, ne attestano un aggravamento.
Aumenta sempre più un numero non rilevato: quello di coloro che lavorano in condizioni modificate, senza cambiare la loro di condizione che si conferma povera e precaria.
Così lavorando, aumentano gli occupati a chiamata e a rotazione e coloro che sono dichiaratamente poveri.
Se invece di rilevare solo dati disaggregati, si considerassero gli occupati in rapporto alle ore effettivamente lavorate ed al salario percepito, i ventidue milioni diventerebbero molti di meno.
Altrimenti, si sa: alla voce tempo parziale, con un'ora si è ufficialmente occupati.
Eppure, nonostante l'evidenza, dei fedeli se ne trovano, non, ovviamente, fra coloro che vi leggono la loro irrisione e confermata relegazione nel mondo del precariato e del bisogno.
In questi termini. il P.I.L. e l'occupazione sono cresciuti.
La retorica dei milioni di baionette si è trasformata nel milione di posti di lavoro: un mantra già della destra ed oggi, pari, pari - della sinistra compatibile.
Statisticamente si è tornati sulle stesse percentuali di occupazione del 2008, anno di conflagrazione della crisi, ma la qualità di questo recupero numerico, al netto della rovina di tanta gente che non entra nel computo, come se non fossero trascorsi nove anni in absentia, è completamente diversa.
Tutte le assunzioni odierne sono precarie.
I ventidue milioni di occupati, su sessanta milioni di cittadini, sono la costante storica immutata dell'occupabilità italiana recente e da lì non ci si schioda.
E' anche e soprattutto una stima della sostenibilità sociale, delle famiglie, dei ruoli e degli stati e delle sempre uguali ( al netto delle ricorrenti suggestioni ) potenzialità speranzose.
Rispetto al 2008 ci sono almeno un milione di lavoratori stranieri, extracomunitari, che allora non c'erano od erano in numero molto minore.
Questi fanno statistica, quelli in arrivo sono esuberi a priori delle guerre subito prodotte dalla fine degli equilibri.
Per di più: la leva pubblica, anziché essere superata, si è trasformata in incentivi alle imprese superstiti o trasformate, camaleontizzate, attraverso riassetti finanziari e di scopo, che si sono concretizzati in venti miliardi di euro, stornati dalle tasche pubbliche in quelle private, nonostante che nessuna impresa assuma lavorotori che non le servono, per ricevere un bonus, che non è altro, quindi, per loro, che un ulteriore plusvalore.
Un ulteriore carburante nella macchina dei profitti aziendali.
L'abitudine agli incentivi al privilegio si è rafforzata e non è detto che sia un vantaggio prospettico.
Si stanno invece cancellando e dequalificando tutti i posti di lavoro dipendente a tempo e salario pieno.
Sullo sfondo, lo sfaldamento dei servizi sociali, sanità e istruzione su tutti.
Il mondo cambia, cambiano i lavori.
Questo slogan è pigramente offensivo, dato che quando tutto cambia, perché nulla cambi - cioè sempre - i nuovi lavori sono soltanto i vecchi lavori riorganizzati, nominalmente ridefiniti, concretamente sottopagati, in cifra assoluta o in cifra relativa, in funzione delle ore lavorate e non pagate.
Quindi, i dati generici sull'occupazione, da poco sfornati, non costituiscono affatto il superamento della crisi sociale, uscita dai programmi, bensì, per apparente paradosso, ne attestano un aggravamento.
Aumenta sempre più un numero non rilevato: quello di coloro che lavorano in condizioni modificate, senza cambiare la loro di condizione che si conferma povera e precaria.
Così lavorando, aumentano gli occupati a chiamata e a rotazione e coloro che sono dichiaratamente poveri.
Se invece di rilevare solo dati disaggregati, si considerassero gli occupati in rapporto alle ore effettivamente lavorate ed al salario percepito, i ventidue milioni diventerebbero molti di meno.
Altrimenti, si sa: alla voce tempo parziale, con un'ora si è ufficialmente occupati.
La mitologia duale.
Le statistiche, come ogni altra tecnica impressionistica, lasciano il tempo che trovano, ma massificano l'individuo e lo inseriscono in un sistema oracolare, nel quale le risposte alle obiezioni sono già contenute nella premessa.
E' la fine - temporanea - della democrazia dialettica, costituisce invece il risultato, la presa d'atto indotta di una regolamentazione esteriore della propria vita.
Karl Marx aveva ragione: non c'è scelta umana, sia individuale, sia pubblica che non trovi giustificazione - almeno una giustificazione strutturale, dico io - che non sia materiale, economicamente compatibile, stretta nella camicia di forza della necessità, da cui, se si esce, bisogna evitare di farsi riassorbire.
Alla luce fioca di questa mediocre condizione si prendono decisioni imitative ed indotte, anche al livello decaduto degli Stati ex sovrani, cumulatisi nel conformismo competitivo comunitario.
Finisce l'ideologia comunista, ne fiorisce subito un'altra, pragmatica nella sua resa, di demando di se stessi ad un rassicurante padrone alieno.
Il recepimento di norme comuni in condotte altrimenti esogene si è fatto obbligo di piaggeria verso chi conta veramente nella scalcinata piramide dell'unum sentire.
Lo testimoniano molti elementi, non ultimo quello relativo ai ruoli apicali delle donne in molte versioni sociali, ma anche politiche, ministeriali, relative ad ambiti dai quali si riteneva che fossero esenti e che invece vengono ideologicamente rilanciati, più che rivendicati.
Uno degli strumenti propagandistici di tutto questo è stato il femminismo, classica opzione comunistica, applicata all'uniformità sottaciuta e negata del rifugio comune, entro il quale i posti sono assegnati secondo peso specifico.
Insomma, chi ne era escluso, va al potere quando quest'ultimo diventa apparente e si deve esercitare pedagogicamente, secondo programma.
Avviene in ogni ambito.
Quello delle vaccinazioni obbligatorie, ad esempio, esula dai termini scientifici ( per questo cogenti? ) entro i quali lo si vorrebbe ipocritamente inscrivere e tracima nell'autoritarismo omologante in basso.
Obblighi, in materie così delicate, nelle quali non possono essere note a priori le conseguenze di quindici vaccinazioni, sul sistema immunitario dei bambini e, domani, degli adulti, al solo scopo, invece trasparente, di addivenire ad un'uniformità pregiudizialmente salutistica che comporti una riduzione delle spese per il sistema sanitario, una sterilizzazione delle assenze scolastiche per malattia, una semplificazione più che autoritaria, foriera di una progressione negativa, potenzialmente nefasta.
Tutto ciò che si presume scontato è un' arma che si cerca di indurre le persone ad usare contro se stesse, a beneficio di chi le suggestiona e le opprime.
Le imposizioni, di qualsiasi genere, sono incompatibili con la liberalità dei gesti e dei pensieri: servono ad irregimentare e a suscitare piaggeria, non supportata da analisi e conoscenze, le quali vanno confrontate e discusse.
Al contrario, vengono caricate come un fardello sulle altrui spalle, che spesso le accolgono come simbolo di inclusione e di progresso.
L'eterno mito dei vinti..
E' la fine - temporanea - della democrazia dialettica, costituisce invece il risultato, la presa d'atto indotta di una regolamentazione esteriore della propria vita.
Karl Marx aveva ragione: non c'è scelta umana, sia individuale, sia pubblica che non trovi giustificazione - almeno una giustificazione strutturale, dico io - che non sia materiale, economicamente compatibile, stretta nella camicia di forza della necessità, da cui, se si esce, bisogna evitare di farsi riassorbire.
Alla luce fioca di questa mediocre condizione si prendono decisioni imitative ed indotte, anche al livello decaduto degli Stati ex sovrani, cumulatisi nel conformismo competitivo comunitario.
Finisce l'ideologia comunista, ne fiorisce subito un'altra, pragmatica nella sua resa, di demando di se stessi ad un rassicurante padrone alieno.
Il recepimento di norme comuni in condotte altrimenti esogene si è fatto obbligo di piaggeria verso chi conta veramente nella scalcinata piramide dell'unum sentire.
Lo testimoniano molti elementi, non ultimo quello relativo ai ruoli apicali delle donne in molte versioni sociali, ma anche politiche, ministeriali, relative ad ambiti dai quali si riteneva che fossero esenti e che invece vengono ideologicamente rilanciati, più che rivendicati.
Uno degli strumenti propagandistici di tutto questo è stato il femminismo, classica opzione comunistica, applicata all'uniformità sottaciuta e negata del rifugio comune, entro il quale i posti sono assegnati secondo peso specifico.
Insomma, chi ne era escluso, va al potere quando quest'ultimo diventa apparente e si deve esercitare pedagogicamente, secondo programma.
Avviene in ogni ambito.
Quello delle vaccinazioni obbligatorie, ad esempio, esula dai termini scientifici ( per questo cogenti? ) entro i quali lo si vorrebbe ipocritamente inscrivere e tracima nell'autoritarismo omologante in basso.
Obblighi, in materie così delicate, nelle quali non possono essere note a priori le conseguenze di quindici vaccinazioni, sul sistema immunitario dei bambini e, domani, degli adulti, al solo scopo, invece trasparente, di addivenire ad un'uniformità pregiudizialmente salutistica che comporti una riduzione delle spese per il sistema sanitario, una sterilizzazione delle assenze scolastiche per malattia, una semplificazione più che autoritaria, foriera di una progressione negativa, potenzialmente nefasta.
Tutto ciò che si presume scontato è un' arma che si cerca di indurre le persone ad usare contro se stesse, a beneficio di chi le suggestiona e le opprime.
Le imposizioni, di qualsiasi genere, sono incompatibili con la liberalità dei gesti e dei pensieri: servono ad irregimentare e a suscitare piaggeria, non supportata da analisi e conoscenze, le quali vanno confrontate e discusse.
Al contrario, vengono caricate come un fardello sulle altrui spalle, che spesso le accolgono come simbolo di inclusione e di progresso.
L'eterno mito dei vinti..
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