L'unica voce che, rifacendosi al Vangelo, riaffermandolo e ripetendolo, fa opposizione morale e culturale al ragionierismo speculativo e alla cultura - si fa per dire - della convenienza reale o prseunta, è il pampa-Papa.
Ieri, durante l'udienza del mercoledì, ha ricordato ai destinatari e agli astanti, che chi chiude delle attività artatamente, per trarne profitto, per pigrizia satolla, commette un peccato gravissimo. Non è altro che l'estensione, concettualmente appropriatissima del : "chiunque defrauda la giusta mercede all'operaio commette un peccato così grande che grida vendetta al cospetto di Dio ". Il Papa ha focalizzato una tendenza generale all'espropriazione del lavoro, atto finale di una vocazione all'arricchimento attraverso lo sfruttamento della merce lavoratori, di tutti coloro, cioè, che vivono della propria attività subordinata. In senso proprio l'anatema si rivolge anche a tutti coloro che non pagano il lavoro, valendosi della "sindrome di Stoccolma" di mediocri ( di mezzo ) figure, che non consentono il riposo, che interpretano a proprio esclusivo beneficio norme e contratti. Purtroppo, la perorazione, giusta e culturalmente impeccabile, come quella realtiva ai pedofili :" sarebbe meglio che si mettessero una pietra al collo e si buttassero in mare ", unico sistema, all'origine, per impedire un fenomeno che né sanzioni durissime, nè la stessa pena di morte sarebbero in grado di arginare, sfuma nell'inconsistenza dell'amaterialità. Uccidersi eticamente prima di macchiarsi di uan cattiveria irreidimbile, estinguerebbe - unica soluzione - lo scempio psicologico, la morte dell'espressione della propria personalità. Non viene richiesto il harakiri agli imprenditori ed ai finanzieri, ritenuti dunque utili, ma un impegno rivolto ai lavoratori e alle loro famiglie, che li induca a resistere anche quando il lucro si fa faticoso. Chi bene condusse sua vita, la fatica non la può sopportare..come quei lavoratori attenti solo alla loro vendita, possibilmente con fatiche e fastidi a carico del prossimo meno desideroso di vendersi. Però, questa vendetta, di derivazione, interpolazione simbiotica, con l'antico testamento, non arriva mai, è rimandata ad un giudizio che non ci sarà: solo la morte estinguerà il grano e il loglio, per poi riprendere da capo, secondo insensata biologia. Con tutto l'affetto per questo Papa che non innova niente, che non parla "motu proprio", ma ripropone il Verbo della sua dottrina, il sospiro moralistico non scalfirà di un'unghia la protervia utilitaristica dei padroni e dei ricchi e dei loro servi sciocchi e reggi-coda senza dignità: senza l'opposizione e la lotta, tutto andrà perduto. Non si dà nella storia e nell'esperienza personale un risultato che non sia stato frutto di un impegno rigoroso e di una affermazione dei propri diritti e facoltà, senza mediazioni e ipocrisie, vale a dire per servirsene a fini di baratto. Il peccato, si sa, viene sempre rimesso in confessionale, anche quando è reiterato e costante; con quattro o otto litanie si ricomincia da capo e, si sa, per nessuno è escluso il perdono. Per questo bisogna difendersi da sè.
opinioni, letteratura, economia, diritto, critica, filosofia, arte, politica, natura, viaggi, società, umanità. Vecchio blog: http://logosiatreus.blogspot.it/
giovedì 16 marzo 2017
mercoledì 15 marzo 2017
Così è, se vi pare.
Il ribollire della pentola sociale non trova sbocchi ne possibilità di eruzioni che non siano dispersive, qualcosa si muove in maniera meno occasionale di prima, le inchieste giudiziarie accompagnano il declino dei politici defenestrati e non è comprensibile quanto ci sia di agito a tempo e luogo, quanto ci sia di vero, chi promuova e come le indagini, se tutto e tutti, in questo civilmente arretrato Paese, concepiscano l'impegno pubblico come una leva per il proprio interesse, in simbiosi con quello di chi, in ogni ambito produttivo, sia disposto a giocare di sponda con il reticolo politico e amministrativo. E' un dato difficilmente contestabile che il fervore giudiziario si eserciti contro tutto l'apparato delle clientele affaristiche, senza a sua volta scendere a patti, mediare, con i profittatori di e dello Stato. Dal nostro punto di osservazione, nulla sembra più in grado di offrire garanzie, ma la forza dell'indipendenza dell'organo giudiziario, nell'ambito di tutti i poteri costituiti, rivela una sua forza, in atto e potenziale, che non va appaltata. La responsabilità civile dei giudici, in un Paese a sua volta civile, mi sembra un dato acclarato e giusto; in un Paese come il nostro, ogni adeguamento rischia di essere un maglio ricattatorio, uno strumento d'intimidazione, una prima incursione nella cittadella del diritto molesto. In un contesto nel quale anche le parti, pur rituali fra "i giusti e gli ingiusti", sono scambiabili, la parte construens non esiste e la parte destruens resta fuori dalla consorteria dirigenziale o, se vi si affaccia, è esclusivamente per mandato, con ovvia remunerazione, esercizio della forza e "prestigio" sociale, cioè nel perimetro popolore che, pur essendo amplissimo, non conta niente. Conterebbe invece qualcosa in una realtà di assunzione e condivisioni di un progetto comune e delle sue regole, purchè fossere rispettate da tutti, seppur su piani non omogenei, tranne che per il consenso e la disciplina? Rafforzerebbe certamente lo Stato ( uno Stato diverso ) e, in questi frangenti, la sua economia: storicamente, anche se in presenza di crisi, questa caratteristica, dove presente e per noi inconcepibile, ha dato frutti velenosi, e prodotto sentimenti malevoli. Mai una lotta intestina, condotta in ogni ambito prima politico ed ora impropriamente appropriativo, ma anche un'uniformità e un seguito a prescindere, l'attitudine all'aggressione e alla conquista, la difficile supremazia in un contesto di furbi e di opportunisti. Insomma, in queste more, tutto quanto avviene sembra finalizzato alla falsa morale della contesa per acquisire la possibilità di rubare e di ritagliarsi spazi approfittando della precarietà, destinata ad incistarsi per le classi meno attrezzate e prive di "relazioni". Il contorno parolaio è uguale a quello speso sempre ad invocare una moralizzazione dei costumi, a beneficio di una platea di credenti, non praticanti, ogni volta che la novella viene rinnovata.
martedì 14 marzo 2017
Omicidi compatibili.
La polizia statunitense, in assetto militare, con un numero ragguardevole, spropositato di agenti, ha stanato come un sorcio da un furgoncino un giovane che vi si era rinchiuso e che, fumando una sigaretta, dialogava con loro - in realtà con se stesso -. Dopo averlo assurdamente provocato con un idrante e dopo averlo fatto scendere anche attraverso l'effrazione dei vetri del furgone nella sua parte posteriore, dove l'acqua non poteva raggiungerlo direttamente, quando è uscito, in uno stato emotivo, di rabbia e di paura, senza che nel filmato si veda nulla di quanto asserito, i poliziotti in assetto da commando, lo hanno gratuitamente ucciso. La storia, anche non recente, del costume poliziesco americano e poliziesco in genere è piena di questi episodi, investigati di facciata solo perchè parzialmente documentati da filmati. Gli assassini diranno a loro giustificazione che il soggetto impugnava un coltello ( forse prevedendo in un ingenuo tentativo di rassicurazione psicologica più che di difesa, la fine che gli prospettavano ) e poi, cambiando registro, che stava per appiccarsi il fuoco, dopo aver imbevuto di benzina uno straccio ( hanno pensato di impedirglielo uccidendolo? ) ed essersi acceso un'altra sigaretta ( bagnata? ). Solo il caso ha diviso e ricollocato su fronti diversi sbirri e vittime sacrificali simboliche, che, nella fattispecie, non avevano fatto nulla. Per altro, non ci crede nessuno, neanche chi compie, coperto e allineato, questi gesti derubricati come non misfatti.
La vita bohémienne.
Oreste Scalzone ha settant'anni, è stato il fondatore di Potere operaio, è stato condannato a otto anni di reclusione, ne ha passati venticinque, da rifugiato, in Francia. Dal 2007 è tornato in Italia. Non ha affatto abiurato alle sue idee, alla sua storia, fatta di estraneità alla parte che è in grado di imporre le sue regole, a proprio beneficio e di farle applicare a qualche comodo e inamovibile funzionario, a meno che non rompa lui le scatole alla burocrazia giudiziaria, impersonata dalle procure. Walter Giovannini lo ha inquisito per sovversivismo e istigazione a delinquere per aver detto, in occasione della commemorazione di Francesco Lo Russo che solo lui e pochi altri ricordano ancora e con sentimenti opposti o ambivalenti, che, se la polizia attacca, bisogna reagire. Se così non fosse le manifestazioni di opposizione non cerimoniale non potrebbero neanche svolgersi, non dovrebbero neanche essere indette, sulla falsariga di quanto è accaduto ai sindacati con le precettazioni, i preavvisi prima degli scioperi, a cui sono seguite le esclusioni e le scelte dei filo-padronali, sia a livello aziendale, sia - elemento molto più importante per i tribuni della plebe - a livello politico. Poi, come loro, la politica è andata in vacca. Non conosco Scalzone e non ho mai militato in Potere operaio, né in nessun altro gruppo oppositivo di sinistra ( il Partito comunista non lo lo era ); me ne sono sempre interessato sul piano culturale e senza pregiudizi sui contenuti delle affermazioni dei suoi esponenti, frutto comunque di un'elaborazione spesso non banale. Lo Scalzone che ho visto suonare con una fisarmonica ed intonare l'Internazionale, sotto le vetuste vestigia di un menestrello di altri tempi, di un protagonista della commedia dell'arte, non mi è dispiaciuto, soprattutto quando ha affermato che, durante il rito del processo. nel quale non si difenderà, comincerà subito a rifiutare la rituale opposizione fra colpevolezza ed innocenza, senza rispondere alla prima domanda retorica che gli sarà rivolta e che non reciterà né la parte del colpevole e, men che meno, quella dell'innocente. A modo suo, un irriducibile in un mondo di marionette e di sacerdoti di una convenzione sociale.
Speciali e specialità.
Shaoul è un ebreo errante, non nel senso che sbaglia, ma in quello relativo al nomadismo, che lo porta, da pensionato, a riprendere gli studi in materia attinente alla cultura , per lui aliena, dell'Italia. E' importante che ne conosca la tradizione artistica, laica e cattolica, che ne stia apprendendo la lingua, che impieghi il suo tempo residuo nell'approfondimento dei lasciti di tradizioni e sovrastrutture culturali con pretese di eternità. Nella vita di ciascun uomo ci sono dei moventi nobili e dei moventi materiali, stretti in inestricabile simbiosi, ma la parte valutabile extra sensorialmente è quella culturale, destinata a spegnersi per poi ripetersi, per un'elitaria etnia...globalista. Shaoul gira con uno zaino, probabilmente è stato un pioniere dei kibbuz socialisti del primo Israele, voluti da Ben Gurion e frequentati negli anni della constestazione da molti studenti italiani. Sono state queste comunità agricole a dare inizio alla fertilizzazione del deserto, rimasta ignota agli arabi che vi sono sempre vissuti. La diversità ebraica nasce dalla mancanza di radicamento, frutto della loro inassimilabilità a culture oppressive, statiche, dinastiche. Eccoli dunque, sotto l'egida autoritaria di un dio vendicativo verso i tralignanti del suo popolo eletto, muoversi senza posa, rimanere particolari in ogni nazione ospitante, della quale sono cittadini speciali, non tanto e non solo per la loro fede - spesso assente - ma perché sempre in procinto di sfuggire alle persecuzioni, fin dalle sue avvisaglie. Nomadi, diversi fra di loro, provenienti da ceppi linguistici diversi, uniti ideologicaente da un'identità, accusati, per questo di costituire una setta arcana e di influenzare i destini del mondo. Gli ebrei trovano nella cultura uno strumento - spesso inutile - di conoscenza e nella musica, nell'arte scenica, nella scienza e nella loro triste letteratura, un'evasione e un rifugio, trasmettendo quella insicura omogeneità d'appartenenza, a prescindere dal luogo che stanno temporaneamente frequentando. Lo diceva Sigmund Freud, ebreo agnostico, eppure visitato dal sentore impalpabile dell'ebraismo. Dedicandosi agli studi in ogni campo, da estranei, senza soggiaciere a censure e mode politicamente corrette, gli ebrei hanno disvelato e sovvertito tutte le imperative e dogmatiche vulgate dei gentili, altrimenti detti, nell'antico ebraico Goy. Freud nell'investigazione della natura dell'anima, Psiché, Karl Marx nel ribaltamento dell'economia politica anglosassone. Questo, dopo l'accusa di deicidio, che accompagnò le persecuzioni di tutti gli Stati cattolici, in primis la Spagna, valse loro l'ostilità ideologica dei conservatori continentali, meno dei liberali anglo-americani, tanto è vero che la più ricca ed influente comunità ebraica mondiale soggiorna a New York. Il nazismo ed il fascismo lo elessero ad alimento della loro irrazionale prassi e dottrina, quando la repressione e l'irregimentazione del popolo furono compiuti e si pose l'esigenza di passare oltre, senza giungere, se avessero prevalso, alle lotto intestine, fra di loro, all'autoeliminazione selettiva. Gli ebrei si muovono per tutto l'orbe terraqueo e non cercano di instaurare una religione mondiale - subirebbero la più implacabile repressione e forse genocidio non ancora sperimentati - non praticano nessuna forma di proselitismo, la loro identità si tramanda familiarmente per via matrilineare e basta. Se incontrano qualcuno che conosce parzialmente la loro cultura, ne deducono che, solo per questa via, del tutto non impegnativa, sono un po' ebrei anche costoro, assumendo il dato culturale come koiné di scambio, senza bisogno di abiure od assimilazioni. Che poi l'agnosticismo depuri tutto questo, è un altro discorso. Il richiamo di una delle culture intervenute ad interpolare il pensiero, sovrapponendosi, per l'ignoranza assoluta dei popoli interessati, ai lasciti di epoche pagane solo per la plebe, è un riflesso periodico delle nostre sensibilità, scambiate per influenze soprannaturali, mentre - come tante volte accaduto - per la anime ignare e convinte solo da una superficiale catechesi, religiosa o laica che sia, l'autonomia " irriverente " è un'anomalia da rimuovere. Per questo gli ebrei sono sempre in viaggio, ma non chiusi, bensì curiosi di tutto quanto la cultura, "l'altra" cultura è stata in grado di impiantare...per tutti gli altri, se ne impossessano e la migliorano in tante occasioni, vi contribuiscono. Sono, nei fatti, globalisti e internazionalisti; sono stati socialisti, nella speranza di una società di uguali ( drammatica ingenuità ), sono capitalisti, cioè agiscono in una e nelle società di mercato, soprattutto finanziariamente, ma contano nelle loro file medio ceto e poveri. Si sono specializzati, rimanendo rinchiusi nel ghetto, per abitudine acquisita, perchè esclusi da tutti o quasi gli altri mestieri, usati come banchieri e finanziatori di corte, invidiati per questo dal popolo ed osteggiati dalla Chiesa cattolica quando praticavano, in concorrenza finanziaria, prestiti anche per fini caritatevoli, grande business, mutevole nelle sue forme esteriori, come il welfare aziendal-sindacale di questi giorni.
P.S.
Shaoul è un nome di fantasia.
P.S.
Shaoul è un nome di fantasia.
lunedì 13 marzo 2017
Il poverello che parla dei poveri.
Il pampa-Papa ha parlato dalla finestra dello studio che non frequenta, inquadrato nella quale presenta una figura remotissima, la cui voce è avvertibile solo per l'amplificazione. Ha riaffermato laicamente, scientificamente i danni che la pedofilia apporta alle personalità in formazione, ha lamentato che questo peso deformante sia spesso portato nell'animo e non denunciato. Avrebbe dovuto chiedersi quanta sia l'influenza sociale, ambientale , il sarcasmo ed il compiacimento, il senso distorto nell'elaborazione psichica ed anche la cointerazione dei principi religiosi nel destabilizzare la personalità violata, uccisa per tanti suoi aspetti essenziali, resa incapace di misurarsi con le lotte dell'esistenza, a cominciare da quelle scolastiche, a ripiegarsi sconfitta: esattamente quello che volevano i suoi violentatori. Eppure, questa reiterazione di principi scientificamente elementari urta la suscettibilità della Curia, che fa attrito, resistenza passiva. I magnifici quattro, fra i quali l'Arcivescovo di Bologna in pensione Caffarra, sono i vessilliferi della contestazione teologica, nella quale si distinguono, tanto che uno di loro, tale Burke, ha minacciato una procedura di "correzione" dello sconfessato pontefice, che tira dritto - purtroppo ottantenne - per la sua strada. Sono in corso le grandi manovre per impedire una successione "francescana" al prossimo Conclave e sono in progettazione - spero - altrettali strategie contrarie. La Chiesa è istituzione esclusivamente umana e queste contese politiche ed elettorali lo dimostrano. Il pampa-Papa ha anche affermato che nessun cardinale può aspirare a diventare Papa, perché ad effettuare la scelta è Dio. Sarà, ma i cardinali lo osteggiano riservatamente ed apertamente. Con questa sua affermazione, Bergoglio ha voluto sottolineare la sua primazia di mandato, per diretta investitura, rispetto alle deleghe che il Papa stesso ha attribuito al Sacro collegio agitato dalle correnti e dalle contese endogene, La Chiesa, per quel che mi riguarda, può dire quello che vuole, ma nella fase di avvicinamento al verbo consolidato - per un po' - può fare danni ( più spesso ) o testimoniare, sia pur sterilmente, il dolore e la marginalità del mondo, perché anche gli abusi sessuali avvengono sui frequentatori generici degli oratori e dei collegi, carne vile, sacrificabile, come già facevano i pagani, senza che nessuno si alzi a denunciare e a fare giustizia: Ci prova paradossalmente un Papa francescano.
domenica 12 marzo 2017
Metamorfosi negate.
Ho postato una rievocazione della morte di Francesco Lo Russo, a quarant'anni dall'omicidio, ad opera di un tiratore scelto dei carabinieri: a differenza dalla media, ha ottenuto un solo contatto. E' dunque una memoria perduta, celebrata solo da una discendenza di attivisti che se la fa suggerire, la officia come un rito religioso o mitologico, ne fa un vessillo ideale senza aver conosciuto quegli anni e quell'evento, nè aver mai frequentato il caduto? Penso prorpio di sì. Chissà se quell'assassino istituzionale è ancora vivo: dev'essere vetusto; certamente non ha provato rimorsi, nè ripensamenti, in quanto istintivamente decerebrato e incline ad obbedire , ad investirsi, a godere della violenza approvata. Chissà se ha fatto carriera? Ne dubito: questa gente viene dalla truppa, al massimo fa il sottoufficiale, chissà se è entrato in banca e ha fatto il cassiere. Lo Russo sarebbe diventato una persona influente, avrebbe impersonato, dopo la contestazione al sistema, l'ordine costituito e la sua classe dirigente, almeno presumibilmente. Un appartenente alle classi subordinate lo ha eliminato prima che potesse arrivarvi. Ritenevano forse i suoi mandanti che si sarebbe trattato di un povero disabile mentale, come sono i manifestanti dei centri sociali di questi ultimi anni? Non credo. La natura di borghesi, studenti universitari, era ben nota ai reggitori politici del sistema: si è cercato quindi l'incidente, la frattura, la morte simbolica, per tessere una trama sotterranea di cui sfugge ai cittadini l'intreccio. Quel ragazzo è stato dissolto, probabilmente è finito nel niente anche il suo omicida con le mostrine, povero orpello di una vita insignificante che si è vendicata su chi possedeva un potenziale. Sono convinto che questa malvagità si eserciti fin dall'infanzia e dalla prima giovinezza negli ambienti indistinti, sottoculturati, primitivi, contro i quali non vale la pena di confliggere ed ai quali non ci si deve mischiare, come se fossero in prospettiva degli interlocutori. In questo senso, aveva ragione Pasolini a considerarli i veri proletari, purtroppo armati e comandati: difenderebbero per un rancio ogni causa attestata su di un piedistallo di potere. Per altro, anche Lo Russo, se fosse diventato un leader, avrebbe potuto dare ordini consimili a quello che lo ha portato a morte o avrebbe potuto influire in modo vessatorio su altre esistenze. A differenza dei militanti marginali dei centri sociali, per lui la metamorfosi sarebbe stata possibile.
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