Insolubile indistricato groviglio di esistenze, anonimia dell'inutile, del superfluo.
La superfluità valoriale che ne discende è inattendibile, come qualsiasi fede nella predicazione.
Falsificazione, rimozione e recita capziosa, insidia recitata nei canoni delle convenzioni, velenosità sempre pronta a manifestarsi in forme mutevoli, sempre pretenziose di moralità.
Superficialità di rapporti pubblici, manicomio privato, coppie male assortite e lento declinare nel fallimento relazionale, pur pretendendo che i figli debbano avere destino ideale.
Impossibile, casuale e sempre fuorviante.
Le utopie non contano eppure non muoiono mai, perchè sono psicologicamente utili a tutti i falliti e i mutilati dello spirito: sono una forma di religione compensatoria della vacuità di quasi tutte le esistenze.
L'amore cattolico si basa su questa consapevolezza e ne trae profitto, ai piani alti, ai quali sono destinati i figli minori di famiglie altolocate, secondo un canovaccio medievale mai dismesso.
A fare da raccoglitori ci sono i preti poveri ed illusi, che si consumano nella noia e nei vizi piccini a loro destinati.
Nessuno è vittima della società, bensì di se stesso in rapporto monco o deforme con la società medesima, dalla quale non si sa prescindere e che si è indotti ad imitare invidiosamente, facendosi attribuire atteggiamenti ed immagine, da quelle scimmie che siamo.
Non v'è proposito che non sia egoistico: le folle ignave si accodano e spesso esagerano.
Sono sempre più realiste del re.
Proseguono per tutta la vita in questo auto inganno e se ne tediano quando la vita volge al termine e la vis, mal indirizzata e sprecata, scema.
D'altra parte, se tutti esercitassero senza freni inbitori la loro vis, la ubris sarebbe orizzontale e caotica; non consentirebbe più l'uso esclusivo, dei maggiorenti, ben presenti e rappresentati, riconosciuti e officiati, anche nelle società democratiche.
Solo formalmente democratiche.
Questo piccolo teatro compendia omogeneamente tutte le parti ed i ruoli, in un gioco avvilente di finzioni sfinenti, esercitate a tutti i livelli, senza interromperne la riproduzione.
Ciascun, nascendo, si colloca prospetticamente in caselle predefinite: ben di rado e spesso millantatamente, avvengono rovesciamenti di cavallo subito richiamati ad attestare la virtuosità fattiva del modello.
Sono solo le eccezioni che confermano la regola.
Ci sono molte figure seriose che fingono di prendersi sul serio, ma ce ne sono molte di più che credono, pretendono di salvaguardare un gioco di ruolo che non trova nessuna corrispondenza in interiore homine-muliere.
L'acidosi caratteriale ne è sintomo ed effetto.
L'uomo e la donna grassi, bolsi, invecchiati scoprono la quieta (?) saggezza che non avevano mai praticato per tutta la vita e se ne fanno alfieri, pigri fin nel motteggio.
Il codice della socievolezza che intruppa ed esclude è indissolubilmente buffonesco.
opinioni, letteratura, economia, diritto, critica, filosofia, arte, politica, natura, viaggi, società, umanità. Vecchio blog: http://logosiatreus.blogspot.it/
domenica 11 febbraio 2018
sabato 10 febbraio 2018
La banalità del quotidiano.
C'è una banalità evidente nell'agire quotidiano.
Gli unici punti di ritrovo di massa sono i supermercati.
Anche gli stadi sono semideserti, tranne quando gioca la Juventus: allora i tifosi, per scalmananrsi, fanno un'eccezione a SKY.
Il festival di San Remo ha ripreso a fare audience, molto più che una spenta quanto gridata, inutile campagna elettorale.
Il tempo è propizio per la muscolarità del non pensiero, laddove alla latitanza dell'impegno complesso, anzi al vuoto pneumatico e all'impotenza decisionale, si sono sostituiti i pugili, i picchiatori, gli sproloquiatori a ruota libera.
Gli altri tacciono: sanno di non avere niente da dire e si limitano, ripetitivamente a celebrare riti esorcistici contro un demone che non si cura più di loro.
La gente, ricollocata nella sua mediocrità senza sbocchi, frigge, si annoia, vorrebbe rivitalizzarsi attraverso il patibolo .
Il movimento 5 stelle avrà un formidabile successo, poi resterà all'opposizione, riedizione borghese e legittimista del P.C.I.
Beppe Grillo lo ha servito bene, ma ora che la gestione è passata alla Casaleggio & C. è ora di lasciarlo.
Invece toccherà vette di suffragio pericolose.
Pericolose perché nell'assenza di programmi di governo, per quanto pubblicitari siano, saranno surrogati da qualcuno o qualche cosa di non chiaramente identificabile, ma certamente non da un soggetto democratico, che non saprebbe su che cosa appoggiarsi.
Berlusconi fa come Beppe Grillo e, come lui, è ineleggibile.
Fa però il testimonial di una destra divisa e conflittuale, che, accettando la sua regia e la sua immagine, ogni giorno gli ricorda la sua attuale condizione di fuori gioco.
Oltretutto, ha ottant'anni e non si capisce bene che cosa lo induca al revival elettorale.
La volta precedente, più di vent'anni fa, la sua discesa in campo coincise con il più grande ribasso di Mediaset in Borsa, ma adesso, in fin di vita, che cosa lo spinge, nonostante le forze limitate?
L'unica cosa certa è che le influenze sottostanti, di cui la vulgata popolare è solo il bacile dei suffragi, sono sempre le stesse, meno avvertibili per l'intervenuto ricambio generazionale.
Intanto la cinesi sociale, senz'altro scopo che una faticosa e talvolta inutile lotta per il mantenimento, base dello status quo, si constata, senza capirne l'eventuale scopo nella vita di ogni giorno.
L'incentivazione a scoppiare, correndo, è senza tregua e troppi considerano un privilegio ammazzarsi di fatica per scopi assolutamente esogeni al loro inesistente destino.
Gli unici punti di ritrovo di massa sono i supermercati.
Anche gli stadi sono semideserti, tranne quando gioca la Juventus: allora i tifosi, per scalmananrsi, fanno un'eccezione a SKY.
Il festival di San Remo ha ripreso a fare audience, molto più che una spenta quanto gridata, inutile campagna elettorale.
Il tempo è propizio per la muscolarità del non pensiero, laddove alla latitanza dell'impegno complesso, anzi al vuoto pneumatico e all'impotenza decisionale, si sono sostituiti i pugili, i picchiatori, gli sproloquiatori a ruota libera.
Gli altri tacciono: sanno di non avere niente da dire e si limitano, ripetitivamente a celebrare riti esorcistici contro un demone che non si cura più di loro.
La gente, ricollocata nella sua mediocrità senza sbocchi, frigge, si annoia, vorrebbe rivitalizzarsi attraverso il patibolo .
Il movimento 5 stelle avrà un formidabile successo, poi resterà all'opposizione, riedizione borghese e legittimista del P.C.I.
Beppe Grillo lo ha servito bene, ma ora che la gestione è passata alla Casaleggio & C. è ora di lasciarlo.
Invece toccherà vette di suffragio pericolose.
Pericolose perché nell'assenza di programmi di governo, per quanto pubblicitari siano, saranno surrogati da qualcuno o qualche cosa di non chiaramente identificabile, ma certamente non da un soggetto democratico, che non saprebbe su che cosa appoggiarsi.
Berlusconi fa come Beppe Grillo e, come lui, è ineleggibile.
Fa però il testimonial di una destra divisa e conflittuale, che, accettando la sua regia e la sua immagine, ogni giorno gli ricorda la sua attuale condizione di fuori gioco.
Oltretutto, ha ottant'anni e non si capisce bene che cosa lo induca al revival elettorale.
La volta precedente, più di vent'anni fa, la sua discesa in campo coincise con il più grande ribasso di Mediaset in Borsa, ma adesso, in fin di vita, che cosa lo spinge, nonostante le forze limitate?
L'unica cosa certa è che le influenze sottostanti, di cui la vulgata popolare è solo il bacile dei suffragi, sono sempre le stesse, meno avvertibili per l'intervenuto ricambio generazionale.
Intanto la cinesi sociale, senz'altro scopo che una faticosa e talvolta inutile lotta per il mantenimento, base dello status quo, si constata, senza capirne l'eventuale scopo nella vita di ogni giorno.
L'incentivazione a scoppiare, correndo, è senza tregua e troppi considerano un privilegio ammazzarsi di fatica per scopi assolutamente esogeni al loro inesistente destino.
venerdì 9 febbraio 2018
Incoesi
Nella percezione e nell'illustrazione dei già migrati c'è una discrasia di riferimenti propagandati, acriticamente recepiti e rilanciati in una circolarità fine a se stessa.
Alla condizione materiale di irricevibilità dei coloni potenziali di una civiltà già occupata, privi di riferimenti univoci, che non siano mafie etniche, non possono scalzarla e a loro volta relegarla: lo hanno fatto gli israeliani in palestina, dietro mandato e perchè ebrei, titolari cioè di un'identità sentita da religiosi ed agnostici in qualunque parte del mondo si trovino a vivere e coagulata nel sionismo.
I migrati ( non ancora i migranti ) sono illusi in fuga da una insoddisfazione materiale, scacciati dai loro rifugi domestici, indifferenti agli indigeni, fiduciosi in un'accoglienza spontanea che li possa mettere in condizione di acquisire gli standard televisivi degli ospitanti.
Un esodo religioso e speranzoso; per questo la Chiesa li sponsorizza.
L'esodo interminabile degli ebrei è stato e rimane senza speranza che non consista in un eterno movimento ed in una coesione tanto profonda, quanto inconscia.
I migrati vanno invece a costituire delle discariche di rifiuti, in prossimità delle quali a loro volta risiedono.
Quanto ne deriverà non sarà difforme dall'humus sul quale sono cresciute le male piante autoctone, facenti parte dell'extra comunitarismo puramente formale di qualsiasi società.
Il comunismo primitivo non trova applicazione nell'empiria dell'esistenza e a una condizione non può che succederne un'altra identica o del tutto analoga.
L'ambiente nel quale questa infelicità viene a sinergizzarsi, è prossimo al sotto proletariato urbano, che però non lo riconosce, non lo accoglie, scoprendo e difendendo in armi l'etnicità delle assegnazioni semi gratuite, dei servizi sociali di sostegno, un senso di appartenenza mai provato sino ad ora, un senso di appartenenza contro.
L'illustrazione che viene propalata o nella migliore delle ipotesi proposta, di questa umanità estranea, perciò inferiore, in quanto povera - ben diversa sarebbe l'accoglienza e la piaggeria disponibile se fossero titolari di ricchezze e di approdi raggiungibili - è novellistica, fra il libro cuore e il cuore di tenebra.
Intanto, nella pancia del popolo qualunque gorgoglia quel che non miscela nel cervello e la scusa di avere un nemico non protetto da una retorica comune li libera come dei martiri della razza, di una delle tante italie della paranoia senz'altri strumenti che un'arma.
Giudizi e giustificazioni, in campagna elettorale, sono derivati delle indagini demoscopiche sui potenziali elettori.
L'errore mortale dei migranti, non ancora migrati, consiste nell'invidualità dei loro atti volontaristici, estesi solo alla propria famiglia.
Una volta abbandonato il terreno di coltura del loro ambiente insediativo, si rendono conto che senza nessun legame - fosse anche solo avvertito - profondo, di popolo, interiorizzato, proprio perché sbalzati fuori dal loro guscio improvvisamente e - ritengono - per una sola volta nella vita: la loro, la speranza è stata vana.
Così, comunque vaghino, non troveranno mai approdo, anzi, la loro evidenza di sradicati senza prospettive li metterà alla mercé dei reclutatori di manovalenza per ogni genere di opera e del rigetto di coloro che vivono in una condizione di mediocrità stabile.
Manca poco a che sia trascorsa l'esperienza dei primi precari in patria.
Saranno come loro.
Incoesi.
Alla condizione materiale di irricevibilità dei coloni potenziali di una civiltà già occupata, privi di riferimenti univoci, che non siano mafie etniche, non possono scalzarla e a loro volta relegarla: lo hanno fatto gli israeliani in palestina, dietro mandato e perchè ebrei, titolari cioè di un'identità sentita da religiosi ed agnostici in qualunque parte del mondo si trovino a vivere e coagulata nel sionismo.
I migrati ( non ancora i migranti ) sono illusi in fuga da una insoddisfazione materiale, scacciati dai loro rifugi domestici, indifferenti agli indigeni, fiduciosi in un'accoglienza spontanea che li possa mettere in condizione di acquisire gli standard televisivi degli ospitanti.
Un esodo religioso e speranzoso; per questo la Chiesa li sponsorizza.
L'esodo interminabile degli ebrei è stato e rimane senza speranza che non consista in un eterno movimento ed in una coesione tanto profonda, quanto inconscia.
I migrati vanno invece a costituire delle discariche di rifiuti, in prossimità delle quali a loro volta risiedono.
Quanto ne deriverà non sarà difforme dall'humus sul quale sono cresciute le male piante autoctone, facenti parte dell'extra comunitarismo puramente formale di qualsiasi società.
Il comunismo primitivo non trova applicazione nell'empiria dell'esistenza e a una condizione non può che succederne un'altra identica o del tutto analoga.
L'ambiente nel quale questa infelicità viene a sinergizzarsi, è prossimo al sotto proletariato urbano, che però non lo riconosce, non lo accoglie, scoprendo e difendendo in armi l'etnicità delle assegnazioni semi gratuite, dei servizi sociali di sostegno, un senso di appartenenza mai provato sino ad ora, un senso di appartenenza contro.
L'illustrazione che viene propalata o nella migliore delle ipotesi proposta, di questa umanità estranea, perciò inferiore, in quanto povera - ben diversa sarebbe l'accoglienza e la piaggeria disponibile se fossero titolari di ricchezze e di approdi raggiungibili - è novellistica, fra il libro cuore e il cuore di tenebra.
Intanto, nella pancia del popolo qualunque gorgoglia quel che non miscela nel cervello e la scusa di avere un nemico non protetto da una retorica comune li libera come dei martiri della razza, di una delle tante italie della paranoia senz'altri strumenti che un'arma.
Giudizi e giustificazioni, in campagna elettorale, sono derivati delle indagini demoscopiche sui potenziali elettori.
L'errore mortale dei migranti, non ancora migrati, consiste nell'invidualità dei loro atti volontaristici, estesi solo alla propria famiglia.
Una volta abbandonato il terreno di coltura del loro ambiente insediativo, si rendono conto che senza nessun legame - fosse anche solo avvertito - profondo, di popolo, interiorizzato, proprio perché sbalzati fuori dal loro guscio improvvisamente e - ritengono - per una sola volta nella vita: la loro, la speranza è stata vana.
Così, comunque vaghino, non troveranno mai approdo, anzi, la loro evidenza di sradicati senza prospettive li metterà alla mercé dei reclutatori di manovalenza per ogni genere di opera e del rigetto di coloro che vivono in una condizione di mediocrità stabile.
Manca poco a che sia trascorsa l'esperienza dei primi precari in patria.
Saranno come loro.
Incoesi.
Cosmologia in scala.
Da migliaia di anni vagano per questo sperduto pianeta del sistema galattico gli stessi prodromi, gli stessi derivati e gli stessi principi. trasmessi, anche se non creduti, confermati nella prassi superficiale, trasmigrati, era per era, in sovrastrutture culturali e funzionali e, per assenza di capacità critica, continuano ad essere officiati.
I principi, i valori, i giudizi sono tutti privi di fondamento, tranne quello onnicomprensivo eppur declinabile dell'interesse economico, passato dall'economia tribale e comunitaria. all'istituzione dei padroni, ideologici, religiosi e territoriali.
Canoni di comportamento, tessitura di rapporti utili passano per di qui e la loro violazione non è prevista se non a causa di sommovimenti non utopistici, cioè provenienti dall'alto.
Si dice così, con espressione indeterminata, come se si trattasse di dio o di una pluralità di dei e forse la radice e la base inconscia è proprio questa, proiezione di un'assurda base materiale.
Si discetta, si dibatte, ci si contrappone, si uccide, ripetendo in falsificatorie guise le contese, le battaglie e le guerre di sempre, anche interpersonali, alle quali il diritto cerca di conferire una veste ed una procedura.
Ogn aspetto procedurale è arbitrario mentre si propone di mettere ordine nella rivendicazione o nella negazione soggettiva di figure frutto della dicotomia instauratasi nella notte dei tempi.
La domanda retorica: che ne sarà di noi? non prevede risposte originali, anzi neppure risposte.
Fra i vecchi sentenziosi, nostalgici della giovinezza e i giovani che hanno ancora davanti a sé una lunga vita di merda, viene fomentata un'infondata competizione contabile, sull'abbrivio di una mentalità spartitoria fra poveretti, mentre di perequare i redditi più spropositati non si accenna neanche.
Nonostante questo i valori morali, i peana incitatori, gli obiettivi pari a dei miraggi, i proclami dei regimi dinastici ( come se quelli democratici non fossero ugualmente familiari e clientelari ) vengono agitati con sconcertante somiglianza e trovano nell'assimilazione dei fanti sempre in marcia, nella mediocrità del consenso che discende dalla speranza di poter profferire domani gli stessi slogan e, per non perdere, tempo, ci si esercita fin da subito.
Si tratta di fascismo d'eterno stampo, sintomo rimosso di una malattia insinuante e subdola il cui livello di inquinamento degli organismi è già molto avanzato e...condiviso, tanto che tutti i contendenti, di qualsiasi competizione, si affannano a dividersene le spoglie, che per essere appetibili devono necessariamente escludere definitivamente la totalità degli estranei ai cerchi magici concentrici.
Questa età di mezzo, gravida di tossine ereditate, erroneamente avvertite come nuove, anziché come ricadute di comportamenti anti igienici, si trascina nella reiterazione della mediocrità e della corruzione morale r, proiettando le proprie meschinità obliquamente cerca sicurezza e vantaggi illusori nella protezione e, conseguentemente, nell'inganno.
I principi, i valori, i giudizi sono tutti privi di fondamento, tranne quello onnicomprensivo eppur declinabile dell'interesse economico, passato dall'economia tribale e comunitaria. all'istituzione dei padroni, ideologici, religiosi e territoriali.
Canoni di comportamento, tessitura di rapporti utili passano per di qui e la loro violazione non è prevista se non a causa di sommovimenti non utopistici, cioè provenienti dall'alto.
Si dice così, con espressione indeterminata, come se si trattasse di dio o di una pluralità di dei e forse la radice e la base inconscia è proprio questa, proiezione di un'assurda base materiale.
Si discetta, si dibatte, ci si contrappone, si uccide, ripetendo in falsificatorie guise le contese, le battaglie e le guerre di sempre, anche interpersonali, alle quali il diritto cerca di conferire una veste ed una procedura.
Ogn aspetto procedurale è arbitrario mentre si propone di mettere ordine nella rivendicazione o nella negazione soggettiva di figure frutto della dicotomia instauratasi nella notte dei tempi.
La domanda retorica: che ne sarà di noi? non prevede risposte originali, anzi neppure risposte.
Fra i vecchi sentenziosi, nostalgici della giovinezza e i giovani che hanno ancora davanti a sé una lunga vita di merda, viene fomentata un'infondata competizione contabile, sull'abbrivio di una mentalità spartitoria fra poveretti, mentre di perequare i redditi più spropositati non si accenna neanche.
Nonostante questo i valori morali, i peana incitatori, gli obiettivi pari a dei miraggi, i proclami dei regimi dinastici ( come se quelli democratici non fossero ugualmente familiari e clientelari ) vengono agitati con sconcertante somiglianza e trovano nell'assimilazione dei fanti sempre in marcia, nella mediocrità del consenso che discende dalla speranza di poter profferire domani gli stessi slogan e, per non perdere, tempo, ci si esercita fin da subito.
Si tratta di fascismo d'eterno stampo, sintomo rimosso di una malattia insinuante e subdola il cui livello di inquinamento degli organismi è già molto avanzato e...condiviso, tanto che tutti i contendenti, di qualsiasi competizione, si affannano a dividersene le spoglie, che per essere appetibili devono necessariamente escludere definitivamente la totalità degli estranei ai cerchi magici concentrici.
Questa età di mezzo, gravida di tossine ereditate, erroneamente avvertite come nuove, anziché come ricadute di comportamenti anti igienici, si trascina nella reiterazione della mediocrità e della corruzione morale r, proiettando le proprie meschinità obliquamente cerca sicurezza e vantaggi illusori nella protezione e, conseguentemente, nell'inganno.
L'europa è un'espressione geografica.
Gli statali italiani, sottoposti al trattamento di quella improvvisata ministra che è Susanna Madia, della cui vocazione al plagio imitativo è stata accertata la predisposizione, vale a dire dell'adeguamento come tecnica di galleggiamento a fini esclusivamente personali, avranno i loro aumenti salariali solo a Marzo..se saranno bravi, ma intanto, per vellicarne lo spirito vicario, avranno a fine mese un cedolino stipendio straordinario con gli arretrati nel frattempo maturati.
La classica scarpa prima, promessa recuperabile o anticipazione del dopo.
La Madia è stata riconosciuta colpevole di avere copiato la sua tesi di specializzazione; non l'aveva mai negato, ma aveva affermato che non accettava insinuazioni circa la sua eticità e l'immacolatezza dei suoi studi.
La commissione che invece ha accertato il plagio ha poi soggiunto goldonianamente, che così fan tutti.
La ministra tace, tanto chi la leva di lì'?
Evidentemente ci sta a fare qualcosa d'importante come emissaria di chi ce l'ha voluta, dato che da sé non si giustifica.
Non sembra essere nelle sue corde, è coerente con la delega vicaria dei poteri e vicariamente agisce nella sua improvvisazione ministeriale eterodiretta.
Ma che cesso di paese è questo?
In realtà lo sappiamo benissimo.
Un presidente della Repubblica tedesca si è dimesso subito dopo che era venuto alla luce che una volta aveva accettato una vacanza pagata per sé e per la propria famiglia.
Si è dimesso Formigoni?
Si dimetterà la Madia?
L'europa è, nelle sue componenti, un'espressione geografica e basta, così come lo è e lo è stata l'inventata nazione italiana, da un politico sabaudo che parlava e scriveva solo in francese e che era convinto che in Sicilia parlassero l'arabo.
Le uniche cose che esportiamo massicciamente sono la corruzione e la mafia.
Anche alla luce di queste piccolezze, che vedono il nord europa ed il sud continentale e italiano diversi e incompatibili, di che cosa parliamo, come di cosa abbiamo parlato e di cosa parleremo?
L'Italia, i suoi ministri sono burattini agitati da mani inguantate e, da bravi burattini, non se ne peritano, sazi solo del proprio buffonesco teatrino.
Il potere reale ha bisogno di ominicchi e donnicciole.
Steven Spielberg ha rammentato il valore democratico della libertà di stampa e della capacità di mettersi in gioco, quando una fonte, contraddetta dalle pubbliche dichiarazioni di un ministro sull'andamento della guerra in Vietnam, ne svela i retroscena prima al New York Times e successivamente al Washington Post.
Quest'ultimo era ancora un foglio secondario, ma ebbe il coraggio di mettersi in discussione, anche per sani principi concorrenziali e diventò per questo un organo di informazione prestigioso, concludendo il suo iter investigativo, provocando le dimissioni di Richard Nixon.
Come il Washington Post aveva fatto rispetto al New York Times, moltissimi quotidiani di provincia si accodarono positivamente nella divulgazione dei rapporti.
Da noi neanche in questo i giornali si coalizzano, per lasciare alle pochissime testate d'inchiesta la solitudine di chi potrà essere attaccato e rappresentato come un prevenuto, un malvagio e quindi mal pensante.
Troveranno pecoreccia maggioranza.
Con questi ingredienti che europa potrà, se sarà, essere?
Minata alla base, parrebbe.
La classica scarpa prima, promessa recuperabile o anticipazione del dopo.
La Madia è stata riconosciuta colpevole di avere copiato la sua tesi di specializzazione; non l'aveva mai negato, ma aveva affermato che non accettava insinuazioni circa la sua eticità e l'immacolatezza dei suoi studi.
La commissione che invece ha accertato il plagio ha poi soggiunto goldonianamente, che così fan tutti.
La ministra tace, tanto chi la leva di lì'?
Evidentemente ci sta a fare qualcosa d'importante come emissaria di chi ce l'ha voluta, dato che da sé non si giustifica.
Non sembra essere nelle sue corde, è coerente con la delega vicaria dei poteri e vicariamente agisce nella sua improvvisazione ministeriale eterodiretta.
Ma che cesso di paese è questo?
In realtà lo sappiamo benissimo.
Un presidente della Repubblica tedesca si è dimesso subito dopo che era venuto alla luce che una volta aveva accettato una vacanza pagata per sé e per la propria famiglia.
Si è dimesso Formigoni?
Si dimetterà la Madia?
L'europa è, nelle sue componenti, un'espressione geografica e basta, così come lo è e lo è stata l'inventata nazione italiana, da un politico sabaudo che parlava e scriveva solo in francese e che era convinto che in Sicilia parlassero l'arabo.
Le uniche cose che esportiamo massicciamente sono la corruzione e la mafia.
Anche alla luce di queste piccolezze, che vedono il nord europa ed il sud continentale e italiano diversi e incompatibili, di che cosa parliamo, come di cosa abbiamo parlato e di cosa parleremo?
L'Italia, i suoi ministri sono burattini agitati da mani inguantate e, da bravi burattini, non se ne peritano, sazi solo del proprio buffonesco teatrino.
Il potere reale ha bisogno di ominicchi e donnicciole.
Steven Spielberg ha rammentato il valore democratico della libertà di stampa e della capacità di mettersi in gioco, quando una fonte, contraddetta dalle pubbliche dichiarazioni di un ministro sull'andamento della guerra in Vietnam, ne svela i retroscena prima al New York Times e successivamente al Washington Post.
Quest'ultimo era ancora un foglio secondario, ma ebbe il coraggio di mettersi in discussione, anche per sani principi concorrenziali e diventò per questo un organo di informazione prestigioso, concludendo il suo iter investigativo, provocando le dimissioni di Richard Nixon.
Come il Washington Post aveva fatto rispetto al New York Times, moltissimi quotidiani di provincia si accodarono positivamente nella divulgazione dei rapporti.
Da noi neanche in questo i giornali si coalizzano, per lasciare alle pochissime testate d'inchiesta la solitudine di chi potrà essere attaccato e rappresentato come un prevenuto, un malvagio e quindi mal pensante.
Troveranno pecoreccia maggioranza.
Con questi ingredienti che europa potrà, se sarà, essere?
Minata alla base, parrebbe.
giovedì 8 febbraio 2018
Chi perde il treno?
La stampa di questa mattina enfatizza la cessione, avvenuta il giorno prima dell'inizio della procedura di quotazione in Borsa, di Italo NTV ad un Fondo nord americano.
La compagnia privata italiana aveva ormai debiti per cinquecento milioni di euro.
"L'Italia senza i treni" e via dicendo.
Si tratta semplicemente di una speculazione privata che remunererà gli azionisti, che abbandoneranno il progetto con lucro, vendendolo a una di quelle entità, mai state trasparenti e che hanno preso, da qualche tempo, a rilevare anche le banche e a favorirne la ristrutturazione.
Infatti, non si tratterà di perdere quello che non si possedeva: la compagnia ferroviaria era privata, esercizio collaterale di un cartello di imprenditori, che se ne escono, dopo una gestione non proprio brillante e molto breve, alla faccia del personale..quello che sarà più di ogni altro elemento dell'impresa, ristrutturato.
E' lo stesso iter inglorioso che è toccato ad Alitalia, che attualmente passa di mano in mano, di taglio in taglio, lungo tratte perigliose per tutti tranne che per chi ne determina le rotte.
La FIAT è stata solo la battistrada, fra le grandi aziende, prima c'era stato il decentramento produttivo, l'atipicità dei contratti la trasferibilità delle produzioni dove il lavoro costa meno, la standardizzazione dei prodotti medesimi, ovunque prodotti, il Libro bianco di Enzo Biagi, il fallimento o la nanificazione delle imprese medie e piccole, soprattutto per mancanza improvvisa di credito, la precarizzazione del lavoro fino al just in time e, da ultimo, al job's act.
Non si perde niente nel capitalismo globale ed in quello d'accatto che ci caratterizza, semplicemente ci si adegua secondo un ormai egemonica condotta partenopea nazionalizzata, arrangiandosi... per guadagnare.
E chi meglio di chi intinge la brioche nel cappuccino, frequantando(si) a rotazione (ne)gli stessi bar o le (in) nuove filiali dei medesimi, può apprezzarne l'aroma e il sapore?
La compagnia privata italiana aveva ormai debiti per cinquecento milioni di euro.
"L'Italia senza i treni" e via dicendo.
Si tratta semplicemente di una speculazione privata che remunererà gli azionisti, che abbandoneranno il progetto con lucro, vendendolo a una di quelle entità, mai state trasparenti e che hanno preso, da qualche tempo, a rilevare anche le banche e a favorirne la ristrutturazione.
Infatti, non si tratterà di perdere quello che non si possedeva: la compagnia ferroviaria era privata, esercizio collaterale di un cartello di imprenditori, che se ne escono, dopo una gestione non proprio brillante e molto breve, alla faccia del personale..quello che sarà più di ogni altro elemento dell'impresa, ristrutturato.
E' lo stesso iter inglorioso che è toccato ad Alitalia, che attualmente passa di mano in mano, di taglio in taglio, lungo tratte perigliose per tutti tranne che per chi ne determina le rotte.
La FIAT è stata solo la battistrada, fra le grandi aziende, prima c'era stato il decentramento produttivo, l'atipicità dei contratti la trasferibilità delle produzioni dove il lavoro costa meno, la standardizzazione dei prodotti medesimi, ovunque prodotti, il Libro bianco di Enzo Biagi, il fallimento o la nanificazione delle imprese medie e piccole, soprattutto per mancanza improvvisa di credito, la precarizzazione del lavoro fino al just in time e, da ultimo, al job's act.
Non si perde niente nel capitalismo globale ed in quello d'accatto che ci caratterizza, semplicemente ci si adegua secondo un ormai egemonica condotta partenopea nazionalizzata, arrangiandosi... per guadagnare.
E chi meglio di chi intinge la brioche nel cappuccino, frequantando(si) a rotazione (ne)gli stessi bar o le (in) nuove filiali dei medesimi, può apprezzarne l'aroma e il sapore?
mercoledì 7 febbraio 2018
La fellonia moderna dei Generali.
Lo Stato Maggiore della difesa reagisce alla sentenza con la quale la commissione d'inchiesta sulla morte di mille e cento soladati, della fanteria e della marina, a causa dell'uranio impoverito a cui sono stati esposti durante le continue missioni di pace, per far finta di non violare la Costituzione.
Inaccettabile! Tuonano i generali anche loro presuntuosi di essere al riparo dalle indagini e dalle auspicabili dure sanzioni: un ritardo culturale peloso, come se il loro ruolo di selezionatori al macello e di novelli sensali delle armi, potesse godere ancora della mafiosa rimozione patriottica e non fosse ormai sulla graticola del giornalismo d'inchiesta e successivamente della magistratura.
La Commissione li ha accusati di omissione e di speculazione su vite inutili per piaggeria filo atlantica e per interesse di lobby e ha fatto, finalmente, bene.
Questi generali in carrozza, come quelli borbonici che osservavano dall'alto delle colline lo spettacolo dello smembramento fisico delle loro ed altrui truppe, non meritano un rispetto che non gli compete e devono finire nel tritacarne della democrazia economica nel quale siamo finiti tutti.
Qualcosa sta cambiando...speriamo.
Inaccettabile! Tuonano i generali anche loro presuntuosi di essere al riparo dalle indagini e dalle auspicabili dure sanzioni: un ritardo culturale peloso, come se il loro ruolo di selezionatori al macello e di novelli sensali delle armi, potesse godere ancora della mafiosa rimozione patriottica e non fosse ormai sulla graticola del giornalismo d'inchiesta e successivamente della magistratura.
La Commissione li ha accusati di omissione e di speculazione su vite inutili per piaggeria filo atlantica e per interesse di lobby e ha fatto, finalmente, bene.
Questi generali in carrozza, come quelli borbonici che osservavano dall'alto delle colline lo spettacolo dello smembramento fisico delle loro ed altrui truppe, non meritano un rispetto che non gli compete e devono finire nel tritacarne della democrazia economica nel quale siamo finiti tutti.
Qualcosa sta cambiando...speriamo.
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