Oggi è stato un giorno di sospensione, nel quale la vox clamans in deserto è potuta risuonare, dispersa dal vento e riportata dall'eco.
L'atavico ammonimento e il sorriso redimente hanno perso di pregnanza e di influenza nelle società secolarizzate, mentre continua a tormentare, di ora in ora, con i suoi richiami, le società sottomesse, non più dalla religione politica, ma dalla declinazione politico/popolare dell'islamismo, non del suo pensiero, non difforme dall'omogeneità con gli omologhi concorrenti, sotto traccia bellicista come quello cristiano, mentre l'ebraismo, che li ha creati, se ne difende, individuando in essi una cangiante della minaccia che lo sovrasta.
La sospensione è durata poco: il tempo della preparazione, del trasferimento alla chiesa più vicina o preferita, il trasferimento al desco. Tutto disolventesi sotto l'abbiocco post prandiale.
Il crepuscolo involve nel riannodare sottovoce, lentamente e pigramente la trama del consueto, lasciato per un attimo.
Domani si replicherà con maggior leggerezza , all'alba insignificante dell' inerzia.
opinioni, letteratura, economia, diritto, critica, filosofia, arte, politica, natura, viaggi, società, umanità. Vecchio blog: http://logosiatreus.blogspot.it/
lunedì 25 dicembre 2017
Soli per convenienza o per necessità.
Per chi è solo ed è sopravvissuto ad essa, la festa volge finalmente al termine.
Le chiese orientali festeggeranno più avanti la natività, mentre le pasque cristiane sono state unificate.
L'istituzione ecclesiastica è stata osteggiata e combattuta, in occidente, dal pensiero liberale, di supporto alle baionette e recuperata negli slogans dal fascismo plebeo, in una non dichiarata alleanza/disalleanza/ rialleanza, come nella politica bellicista dei secoli scorsi, ridotta oggi alla sua parodia mentecatta, mediocremente avida e diabetica, anzichè sanguinosa.
Il sacrifico rimane solo per gli animali, riprodotti per essere mangiati.
Capisco che la sorte dell'animale uomo non sia significativa, ma la sovrastruttura culturale, ancella di quella monetaria, la rende intollerabile e consente a chi può valersene e ai suoi illusi clienti, di osservare con scherno, l'inane insopportazione di chi vi è soggetto.
Oggi è stato tutto un rinovellare di luoghi comuni, di ricordi ed esperienze superficiali: il gioco e il superamento dell'officio i sono sostenuti a vicenda ed ora, col senso della vacuità e della menzogna, si può riattendere al consueto.
So però che, per antico ricordo, il Natale può essere una parentesi di gioia e di sospesa illusione, purtroppo consapevole della sua imminente dissoluzione.
Rimane il simbolo inavvertito di un discrimine onnipresente, tragicamente subito e rimosso da masse di festeggianti pagani per i quali il mito serve solo al divertimento, del quale i destinatari ( del mito ) sono gli alimentatori.
In fondo, chi è rimasto da solo, vinto l'unflusso nefasto del vuoto, da taluni riempito dalla lotta per sopravvivere, a qualche cosa è sfuggito.
Le chiese orientali festeggeranno più avanti la natività, mentre le pasque cristiane sono state unificate.
L'istituzione ecclesiastica è stata osteggiata e combattuta, in occidente, dal pensiero liberale, di supporto alle baionette e recuperata negli slogans dal fascismo plebeo, in una non dichiarata alleanza/disalleanza/ rialleanza, come nella politica bellicista dei secoli scorsi, ridotta oggi alla sua parodia mentecatta, mediocremente avida e diabetica, anzichè sanguinosa.
Il sacrifico rimane solo per gli animali, riprodotti per essere mangiati.
Capisco che la sorte dell'animale uomo non sia significativa, ma la sovrastruttura culturale, ancella di quella monetaria, la rende intollerabile e consente a chi può valersene e ai suoi illusi clienti, di osservare con scherno, l'inane insopportazione di chi vi è soggetto.
Oggi è stato tutto un rinovellare di luoghi comuni, di ricordi ed esperienze superficiali: il gioco e il superamento dell'officio i sono sostenuti a vicenda ed ora, col senso della vacuità e della menzogna, si può riattendere al consueto.
So però che, per antico ricordo, il Natale può essere una parentesi di gioia e di sospesa illusione, purtroppo consapevole della sua imminente dissoluzione.
Rimane il simbolo inavvertito di un discrimine onnipresente, tragicamente subito e rimosso da masse di festeggianti pagani per i quali il mito serve solo al divertimento, del quale i destinatari ( del mito ) sono gli alimentatori.
In fondo, chi è rimasto da solo, vinto l'unflusso nefasto del vuoto, da taluni riempito dalla lotta per sopravvivere, a qualche cosa è sfuggito.
Il paradosso della libertà.
Solo il pensiero straniero può riempire il vuoto, la sterilità della gestione dell'inesistente.
L'unico pensiero estraneo è quello di Francesco I.
Anche ha oggi ha profferito una verità politica apparentemente profetica, ma che ha in realtà solo rilevato la nevroticità di una contraddizione in mala fede. "questo modello di sviluppo che sta per essere superato e che nei pochi decenni di infatuazione pubblicitaria ha apportato solo povertà e disgregazione, razzismo" e populismo di destra.
Populismo di destra non lo ha detto, ne è una conseguenza minore, ma la prima parte della frase è sua e attinge all'analisi dialettica della fine dell'utilità, solo per chi la proprugna, di un modello economico o di un regime politico.
Ancora una volta è stata una parte della Chiesa a cogliere il punto di rottura e ad anticiparlo.
La ferita, per molti mortale, è stata inferta e il prossimo futuro dovrà essere democratico.
Per poterlo essere dovrà collocarsi necessariamente all'opposizione e questo il gesuita Bergoglio, ma non la gerarchia e qualche pretino appiccicato a qualche vescovo utilitaristicamente conservatore, lo ha compreso e promulgato.
Fallita la riforma ratzingeriana della Curia, il vecchio Bergoglio l'ha proseguita con ridotti risultati, stante la potenza fortificata della chiesa rotaryana, ma l'ha ampliata portandosi, con evangelica decisione, sulla zattera dei declassati disprezzati, il cui numero si mantiene costante, quando non si incrementa, di generazione in generazione, agli angoli delle strade e nelle retrovie nascoste della disperazione.
L'unico a riscattare il pensiero è il Papa che ricolloca, attraverso la fede che spiana le montagne, la Chiesa apparente ai vertici del pensiero indipendente: è un paradosso, uno dei tanti, nel quale la cultura ibrida, attinta dal rovesciamento della prassi ebraica, alla quale è strettamente connessa, si ritrova profeticamente a fianco dei deboli contingenti.
Culturalmente pescatrice di uomini.
Con la stessa disinvolta eterogenesi potrà domani tornare al fianco del trono per poi litigarvi, perchè è una sintesi evoluta e coltivata per secoli al riparo da un libero dibattito, che si svolge, ma senza la sua partecipazione intorno ad essa, ma non dentro di essa.
Al di dentro, come in qualsiasi corte si muovono le congiure di potere, che non possono concepire che la salvaguardia dei privilegi e l'agitarsi proselitistico e raggruppante delle parrocchie.
Pur non credendo che questo sia l'esito del bimillenario, ondivago percorso, sono a supporto di questa figura rara e preziosa,in quanto paradossalmente libera.
L'unico pensiero estraneo è quello di Francesco I.
Anche ha oggi ha profferito una verità politica apparentemente profetica, ma che ha in realtà solo rilevato la nevroticità di una contraddizione in mala fede. "questo modello di sviluppo che sta per essere superato e che nei pochi decenni di infatuazione pubblicitaria ha apportato solo povertà e disgregazione, razzismo" e populismo di destra.
Populismo di destra non lo ha detto, ne è una conseguenza minore, ma la prima parte della frase è sua e attinge all'analisi dialettica della fine dell'utilità, solo per chi la proprugna, di un modello economico o di un regime politico.
Ancora una volta è stata una parte della Chiesa a cogliere il punto di rottura e ad anticiparlo.
La ferita, per molti mortale, è stata inferta e il prossimo futuro dovrà essere democratico.
Per poterlo essere dovrà collocarsi necessariamente all'opposizione e questo il gesuita Bergoglio, ma non la gerarchia e qualche pretino appiccicato a qualche vescovo utilitaristicamente conservatore, lo ha compreso e promulgato.
Fallita la riforma ratzingeriana della Curia, il vecchio Bergoglio l'ha proseguita con ridotti risultati, stante la potenza fortificata della chiesa rotaryana, ma l'ha ampliata portandosi, con evangelica decisione, sulla zattera dei declassati disprezzati, il cui numero si mantiene costante, quando non si incrementa, di generazione in generazione, agli angoli delle strade e nelle retrovie nascoste della disperazione.
L'unico a riscattare il pensiero è il Papa che ricolloca, attraverso la fede che spiana le montagne, la Chiesa apparente ai vertici del pensiero indipendente: è un paradosso, uno dei tanti, nel quale la cultura ibrida, attinta dal rovesciamento della prassi ebraica, alla quale è strettamente connessa, si ritrova profeticamente a fianco dei deboli contingenti.
Culturalmente pescatrice di uomini.
Con la stessa disinvolta eterogenesi potrà domani tornare al fianco del trono per poi litigarvi, perchè è una sintesi evoluta e coltivata per secoli al riparo da un libero dibattito, che si svolge, ma senza la sua partecipazione intorno ad essa, ma non dentro di essa.
Al di dentro, come in qualsiasi corte si muovono le congiure di potere, che non possono concepire che la salvaguardia dei privilegi e l'agitarsi proselitistico e raggruppante delle parrocchie.
Pur non credendo che questo sia l'esito del bimillenario, ondivago percorso, sono a supporto di questa figura rara e preziosa,in quanto paradossalmente libera.
lunedì 18 dicembre 2017
Le tante varietà di italiani.
Sono italiani gli appartenenti alla comunità ebraica?
Sono italiani i lobbysti monarchici così ben impersonati dall'ultimo discendente della casa reale, che sfottono ed irridono questi concittadini?
Sono italiani i conservatori di ritorno per ogni occasione, focalizzati quasi esclusivamente al sud e in ristretti e feudali ambiti del piemonte sabaudo?
Sono italiani i reduci della partigianeria che non hanno praticato in armi, gli ex comunisti, gli oppositori e i sostenitori del regime fascista?
Ciascuna di queste categorie - e me ne sono sfuggite certamente molte altre - rappresenta uno spicchio incompatibile della nazione e, soprattutto, l' a- democratica particolarità non comunicante e neppure accettante le altrui diversità.
Mentre ufficialmente si propugna l'omologazione di tutto, le virulente appartenenze, un tempo di sinsitra, oggi di destra, emergono, giudicano, offendono e svalutano per poi ritrarsi nel proprio alveo, tutt'altro che omogeneo e pacifico.
Un gesto reliquiario - ponderato o non ponderato? - ha rinfocolato gli animi strumentali, che forse del re fellone, come i suoi discendenti, non si curano affatto, ma del suo travisato vessillo fanno il loro per una riapparizione apparentemente miracolosa.
Lo Stato italiano ha ancora una sua caratteristica costituzionale che, per essere stata, più volte, non rispettata, ha rivelato la forte presenza di culture e sensibilità difformi da quelle in essa contenute e che aveva solo coperto. le metastasi della scoordinatissima società italiana frazionaria.
Da tempo, in un crescendo di simbologie proposte e di conseguenze messe in atto impunemente, sono sul proscenio e vi sostano con volgarità di linguaggio, di sentimenti e d'incultura.
Lo specchio di quanto è potuto accadere...fino ad ora.
Sono italiani i lobbysti monarchici così ben impersonati dall'ultimo discendente della casa reale, che sfottono ed irridono questi concittadini?
Sono italiani i conservatori di ritorno per ogni occasione, focalizzati quasi esclusivamente al sud e in ristretti e feudali ambiti del piemonte sabaudo?
Sono italiani i reduci della partigianeria che non hanno praticato in armi, gli ex comunisti, gli oppositori e i sostenitori del regime fascista?
Ciascuna di queste categorie - e me ne sono sfuggite certamente molte altre - rappresenta uno spicchio incompatibile della nazione e, soprattutto, l' a- democratica particolarità non comunicante e neppure accettante le altrui diversità.
Mentre ufficialmente si propugna l'omologazione di tutto, le virulente appartenenze, un tempo di sinsitra, oggi di destra, emergono, giudicano, offendono e svalutano per poi ritrarsi nel proprio alveo, tutt'altro che omogeneo e pacifico.
Un gesto reliquiario - ponderato o non ponderato? - ha rinfocolato gli animi strumentali, che forse del re fellone, come i suoi discendenti, non si curano affatto, ma del suo travisato vessillo fanno il loro per una riapparizione apparentemente miracolosa.
Lo Stato italiano ha ancora una sua caratteristica costituzionale che, per essere stata, più volte, non rispettata, ha rivelato la forte presenza di culture e sensibilità difformi da quelle in essa contenute e che aveva solo coperto. le metastasi della scoordinatissima società italiana frazionaria.
Da tempo, in un crescendo di simbologie proposte e di conseguenze messe in atto impunemente, sono sul proscenio e vi sostano con volgarità di linguaggio, di sentimenti e d'incultura.
Lo specchio di quanto è potuto accadere...fino ad ora.
domenica 17 dicembre 2017
La precarietà del crimine integrato.
Igor, dalla campagna triste della bassa, ai campi dell'Aragona. Una vocazione, un addestramento a districarsi nei terreni aridi o acquitrinosi.
Adesso che è stato preso, la sua evidente sopranatura di Rambo militare viene riconosciuta: è un titolo di vanto per la giustizia e la moralità aver reso innocua l'ennesima impersonificazione del male.
Che sia capace di districarsi in condizioni di estrema inferiorità l'ha dimostrato facendo fuori due carabineros della famigerata Guardia civil franchista.
Ci ha rimesso le bucce anche un massaro che stava guidando i due militari alla cattura di un presunto ladro.
L'hanno preso solo perchè ha avuto un incidente, altrimenti sarebbe ancora a zonzo.
E' riuscito a sopravvivere alle ferite riportate ed a fuggire fino alla Spagna, dove si è scoperto con una rapina in villa di pochi giorni fa.
Se non sarà processato in Italia e riconosciuto colpevole, gli eredi degli uccisi recenti non potranno ottenere nessun indennizzo.
La taglia su di lui resterà senza assegnatario.
La vita randagia, sorretta dall'addestramento inutile alla vita civile, continuava ad essere la sua etologia, in attesa della sua morte, che, a differenza della sorte riservata ai terroristi, gli è stata sottratta, perché potesse diventare un'icona della nemesi giustizialista.
Incarcerato, in attesa della comminazione di tanti ergastoli quanti sono stati i suoi omicidi, non parla, non collabora, è estraneo a qualsiasi interazione con altri animali ecosistemici che lo hanno neutralizzato senza eliminarlo, secondo la volontà degli ordini verticali.
Adesso è un animale in gabbia che resta estraneo al sistema, una personalità autoreferenziale estranea perché estraniata dalla società civile, dopo essere stato disumanizzato da un addestramento omicida e da una ruvida scuola di sopravvivenza.
Si presume che sia comunque inserito in un network criminale internazionale, ma, se anche così fosse, viene sempre colto da solo, alla guida di furgoni, pick-up, pronto alla fuga a piedi o in bicicletta, lo stesso mezzo che ha usato per cinque anni lungo i canali delle tristi terre irrigue padane.
Estrapolato dal suo ultimo, deserto insediamento, dove continuava a vivere da esule, non ha trovato difficoltà a trasformarsi-confermarsi in un uomo senza meta, itinerante e a replicare tecniche ed atteggiamenti uniformi di una limitata coazione a ripetere.
Igor sembra impossibilitato a vivere fuori da contesti nei quali si trova solo, si nutre con rapine e furti di dozzina, secondo tecniche di sopravvivenza che lo hanno portato anche a contendere una ciotola di cibo ad un cane.
In che cosa consiste la vagheggiata internazionale del crimine just in time, se i suoi adepti e Igor in particolare devono vivere così e ripetere continuamente gli stessi gesti. Anche stavolta è stato intercettato su un furgone rubato, ma mentre nella prima occasione, pur ferito nel precedente scontro a fuoco con le guardie ecologiche, era riuscito ad eclissarsi, come non gli è riuscito stavolta a causa di un incidente stradale che lo ha stordito.
Che Igor sia capace di combattere e di mimetizzarsi è provato:la sua tecnica bellica non è quella di uno sprovveduto malvivente, la sua condizione di vivere alla macchia in zone sperdute, pur essendo in grado di confondersi con torpedoni di pellegrini, ne attestano l'addestramento specifico.
Se esiste, che razza di terreno di coltura è mai questo che lascia a disposizione anonimi sicari e li recluta all'occasione, consentendo loro di valersi di una rete di solidarietà operativa?
Adesso che è stato preso, la sua evidente sopranatura di Rambo militare viene riconosciuta: è un titolo di vanto per la giustizia e la moralità aver reso innocua l'ennesima impersonificazione del male.
Che sia capace di districarsi in condizioni di estrema inferiorità l'ha dimostrato facendo fuori due carabineros della famigerata Guardia civil franchista.
Ci ha rimesso le bucce anche un massaro che stava guidando i due militari alla cattura di un presunto ladro.
L'hanno preso solo perchè ha avuto un incidente, altrimenti sarebbe ancora a zonzo.
E' riuscito a sopravvivere alle ferite riportate ed a fuggire fino alla Spagna, dove si è scoperto con una rapina in villa di pochi giorni fa.
Se non sarà processato in Italia e riconosciuto colpevole, gli eredi degli uccisi recenti non potranno ottenere nessun indennizzo.
La taglia su di lui resterà senza assegnatario.
La vita randagia, sorretta dall'addestramento inutile alla vita civile, continuava ad essere la sua etologia, in attesa della sua morte, che, a differenza della sorte riservata ai terroristi, gli è stata sottratta, perché potesse diventare un'icona della nemesi giustizialista.
Incarcerato, in attesa della comminazione di tanti ergastoli quanti sono stati i suoi omicidi, non parla, non collabora, è estraneo a qualsiasi interazione con altri animali ecosistemici che lo hanno neutralizzato senza eliminarlo, secondo la volontà degli ordini verticali.
Adesso è un animale in gabbia che resta estraneo al sistema, una personalità autoreferenziale estranea perché estraniata dalla società civile, dopo essere stato disumanizzato da un addestramento omicida e da una ruvida scuola di sopravvivenza.
Si presume che sia comunque inserito in un network criminale internazionale, ma, se anche così fosse, viene sempre colto da solo, alla guida di furgoni, pick-up, pronto alla fuga a piedi o in bicicletta, lo stesso mezzo che ha usato per cinque anni lungo i canali delle tristi terre irrigue padane.
Estrapolato dal suo ultimo, deserto insediamento, dove continuava a vivere da esule, non ha trovato difficoltà a trasformarsi-confermarsi in un uomo senza meta, itinerante e a replicare tecniche ed atteggiamenti uniformi di una limitata coazione a ripetere.
Igor sembra impossibilitato a vivere fuori da contesti nei quali si trova solo, si nutre con rapine e furti di dozzina, secondo tecniche di sopravvivenza che lo hanno portato anche a contendere una ciotola di cibo ad un cane.
In che cosa consiste la vagheggiata internazionale del crimine just in time, se i suoi adepti e Igor in particolare devono vivere così e ripetere continuamente gli stessi gesti. Anche stavolta è stato intercettato su un furgone rubato, ma mentre nella prima occasione, pur ferito nel precedente scontro a fuoco con le guardie ecologiche, era riuscito ad eclissarsi, come non gli è riuscito stavolta a causa di un incidente stradale che lo ha stordito.
Che Igor sia capace di combattere e di mimetizzarsi è provato:la sua tecnica bellica non è quella di uno sprovveduto malvivente, la sua condizione di vivere alla macchia in zone sperdute, pur essendo in grado di confondersi con torpedoni di pellegrini, ne attestano l'addestramento specifico.
Se esiste, che razza di terreno di coltura è mai questo che lascia a disposizione anonimi sicari e li recluta all'occasione, consentendo loro di valersi di una rete di solidarietà operativa?
L'improprietà.
C'è molto di improprio nel reimpatrio delle ossa di re sciaboletta ( come lo chiamavano i fascisti che aveva fatto entrare a Roma ), subito dopo quella della sua triste consorte dinastica, belga, triste e socialista, senza che nessuno l'avesse annunciata ed a bordo di un volo di Stato, miltare per di più.
Da anni si parlava di questa ipotesi simbolica: il significato storico dell'esilio non ne modificava la realtà temporanea, ma ne metteva in evidenza la negatività politica e l'inettitudine istituzionale, comprovata, alla fine, dall'ingloriosa fuga a Brindisi, in quel sud sanfedista che voterà massicciamente per la monarchia al referendum che detronizzò il re di maggio.
La comunità ebraica ne ha colto tutto il significato recondito, aggravato e reso possibile dai tempi che corrono: si è ridato risalto e riconoscimento al sovrano dcadente ed abdicante che istituzionalizzò anche l'alleanza bellica con il nazismo, il colpo di Stato di Badoglio, per poi darsi alla latitanza, deposto dall'incalzare del vento del nord: quello salubre, non quello salviniano.
E' una mossa scoordinata e rivelatrice di una dicotomia assoluta fra l'Italia laboriosa e resistenziale e quella sanfedista e reazionaria che aprì la strada alla dittatura, mentre ne poteva evitare l'insorgenza.
La monarchia, come il fascismo sono stati parentesi storiche di un'Italia pura espressione geografica che la monarchia non unificò.
Quella dicotomia è ancora presente, anzi è insuperabile: è un rientro improprio di un fascismo risorgente in un paese decaduto.
E' stata sancita istituzionalmente, respingendo nel puro movimentismo di massa la difesa della democrazia.
Avviene da molto tempo.
Da anni si parlava di questa ipotesi simbolica: il significato storico dell'esilio non ne modificava la realtà temporanea, ma ne metteva in evidenza la negatività politica e l'inettitudine istituzionale, comprovata, alla fine, dall'ingloriosa fuga a Brindisi, in quel sud sanfedista che voterà massicciamente per la monarchia al referendum che detronizzò il re di maggio.
La comunità ebraica ne ha colto tutto il significato recondito, aggravato e reso possibile dai tempi che corrono: si è ridato risalto e riconoscimento al sovrano dcadente ed abdicante che istituzionalizzò anche l'alleanza bellica con il nazismo, il colpo di Stato di Badoglio, per poi darsi alla latitanza, deposto dall'incalzare del vento del nord: quello salubre, non quello salviniano.
E' una mossa scoordinata e rivelatrice di una dicotomia assoluta fra l'Italia laboriosa e resistenziale e quella sanfedista e reazionaria che aprì la strada alla dittatura, mentre ne poteva evitare l'insorgenza.
La monarchia, come il fascismo sono stati parentesi storiche di un'Italia pura espressione geografica che la monarchia non unificò.
Quella dicotomia è ancora presente, anzi è insuperabile: è un rientro improprio di un fascismo risorgente in un paese decaduto.
E' stata sancita istituzionalmente, respingendo nel puro movimentismo di massa la difesa della democrazia.
Avviene da molto tempo.
mercoledì 13 dicembre 2017
L'opera da tre soldi.
Come se niente fudesse, la marcia di avvicinamento alle elezioni si nutre di divagazioni, battute, compiacenze, sottolineature, retorica popolare e rimozioni benestanti e ben pensanti, avalutative di tutto quanto precede.
Il gioco d'arena o salottiero si vale di coinvitati, propagandisti; gli usi abusati di qualche anno fa tornano ad essere celebrati: si parla d'altro per coinvolgere nello scherzo e far credere partecipi, come in un film comico da dozzina, gli spettatori.
Le maschere di codesto carnevale sono mutevoli, chi se ne cela emerge dalle retrovie di un potere ostruito, improvvisamente liberatosi per il superamento del vecchio guitto della commedia dell'arte che ha tanto successo perchè i protagonisti, gli attori, sono la proiezione democratica, di una Polis inetta e non necessaria.
Non vale più neanche la denuncia luterana dei mali o dell'imbecillità del mondo e dei suoi sistemi dissimulatori: se la rivalsa non è a sua volta, anche inconsapevolmente strumentale, perde di efficacia e di rappresentabilità.
Il popolo elettore si comporta individualmente negli stessi termini e, comunitaramente ne fa un'ideologia scettica dietro la quale confondere una moralità sbandierata, retaggio di un'infanzia ben educata.
Anche su questo brodo insipido, su questa mostarda rancida, si riece a cibarsi dell'identificazione plebea del popolo sovrano, diviso da chi ne rappresenta ed interpreta la beceraggine, proponendosi ad icona del luogo comune.
Anche Bertold Brecht era un retore della dissimulazione, un prete del rito antico ed accettato, che ora non avrebbe appigli al suo dire.
Lo spettacolo è alla sua ennesima replica: il mondo sta per cambiare ed a muoverlo sono quei simulacri di idee in cui tutti possono riconoscersi, senza convenire su nulla.
Il gioco d'arena o salottiero si vale di coinvitati, propagandisti; gli usi abusati di qualche anno fa tornano ad essere celebrati: si parla d'altro per coinvolgere nello scherzo e far credere partecipi, come in un film comico da dozzina, gli spettatori.
Le maschere di codesto carnevale sono mutevoli, chi se ne cela emerge dalle retrovie di un potere ostruito, improvvisamente liberatosi per il superamento del vecchio guitto della commedia dell'arte che ha tanto successo perchè i protagonisti, gli attori, sono la proiezione democratica, di una Polis inetta e non necessaria.
Non vale più neanche la denuncia luterana dei mali o dell'imbecillità del mondo e dei suoi sistemi dissimulatori: se la rivalsa non è a sua volta, anche inconsapevolmente strumentale, perde di efficacia e di rappresentabilità.
Il popolo elettore si comporta individualmente negli stessi termini e, comunitaramente ne fa un'ideologia scettica dietro la quale confondere una moralità sbandierata, retaggio di un'infanzia ben educata.
Anche su questo brodo insipido, su questa mostarda rancida, si riece a cibarsi dell'identificazione plebea del popolo sovrano, diviso da chi ne rappresenta ed interpreta la beceraggine, proponendosi ad icona del luogo comune.
Anche Bertold Brecht era un retore della dissimulazione, un prete del rito antico ed accettato, che ora non avrebbe appigli al suo dire.
Lo spettacolo è alla sua ennesima replica: il mondo sta per cambiare ed a muoverlo sono quei simulacri di idee in cui tutti possono riconoscersi, senza convenire su nulla.
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